Racconti in valigia: Vivere a Shanghai, tra tecnologia ed ottimo street food

Come vi immaginate la vita in Cina, in particolare a Shanghai? saranno veri gli stereotipi sulla popolazione cinese?

Iniziamo la settimana con Daria, l’autrice del blog  Bacchette e Forchette nel quale racconta ai suoi lettori la sua storia, le sue esperienze da expat. Con lei scopriamo la città di Shanghai, ma anche la popolazione locale. Siete curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato?

Ecco a voi le sue parole:

Raccontaci un pò di te e di come nasce Bacchette e Forchette;

Mi chiamo Daria e sono nata e cresciuta nell’alto varesotto. Lì è nata anche la mia passione per la natura, sbocciata poi in una laurea in Scienze Naturali, insieme alla passione per il trekking.

Il blog Bacchette&Forchette ha visto la luce probabilmente solo perchè ho anche un altro blog, di cucina: la strada era già un po’ spianata. Ho sempre scritto, da quando ho memoria, mi serve per mettere ordine tra le cose che ho in testa. E così ho pensato che sarebbe stato interessante tenere una sorta di diario, dove metter giù quello che mi sarebbe successo durante questa esperienza. Non avevo la minima idea di come sarebbe stata, di cosa avrei trovato e come mi sarei sentita, e ho pensato che curare un blog sarebbe stato utile per me (se non scrivo giù certe cose me le dimentico piuttosto in fretta…) e anche per chi, tra amici e parenti, avrebbe voluto sapere come me la cavavo. E magari poteva essere di aiuto per chi si stava avvicinando ad un’esperienza simile…

 

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Cosa ti ha portato a Shanghai? Quali sono le maggiori differenze che hai riscontrato nello stile di vita lì paragonato all’Italia? Cosa ti ha spinto a rimanere?

Sono finita in Cina per via di una proposta lavorativa fatta al mio compagno, un classico quindi. Ma questa opportunità è capitata in un periodo che, per tutta una serie di coincidenze, era perfetto per tentare nuove esperienze. Come la scadenza del mio contratto di lavoro a tempo determinato, un po’ la stanchezza e la delusione di non riuscire a vivere con quella che dovrebbe essere la mia professione ma continuare a saltare da un posto all’altro… Un momento in cui nuovi stimoli e problemi diversi dal solito mi davano l’impressione di una boccata d’aria fresca, un modo per scrollare via quella ruggine e quel torpore che si creano inevitabilmente con la routine. Ho pensato che stare anche solo per un po’ in un Paese tanto diverso mi avrebbe insegnato sicuramente qualcosa e aiutata a rimescolare le priorità. Come il rapporto stesso col mio compagno: per me sarebbe stato davvero difficile mantenere una relazione ad una distanza così grande per un tempo indefinito. Alla fine ho deciso di seguirlo e vedere cosa sarebbe successo. E poi ero curiosa da morire!

 

Lo stile di vita dipende chiaramente molto dal Paese in cui ci si trova. Le differenze non sono poche ed è difficile generalizzare, ma l’impressione iniziale era di essere finita in un universo parallelo. Nuovi ritmi, nuove regole, nuove possibilità.

La cosa che forse colpisce di più – almeno qui a Shanghai – è la dipendenza dalla tecnologia e internet: qui si fa tutto con cellulare e app. In Italia al confronto non abbiamo ancora cominciato. Pagare, chiamare i taxi, prendere la bicicletta, fare la spesa, prendere la metro, prenotare i ristoranti, perfino chiedere l’elemosina! E ovviamente comunicare con le altre persone. C’è una vera e propria dipendenza, il cellulare qui è un’appendice della mano, che viene usata in ogni situazione e di continuo. Io stessa se dovessi uscire di casa senza il telefono mi sentirei persa.

Al tempo stesso il fatto di non aver libero accesso alla rete, il doversi sempre appoggiare a VPN, i blocchi quasi totali del traffico internet durante le feste nazionali pesano più di quanto pensassi.

Un’altra cosa che impatta molto sulla vita di ogni giorno sono le dimensioni diverse, spazio e tempo. In una città enorme come Shanghai, di cui a fatica si comprende l’estensione, gli spostamenti prendono sempre chilometri e tempo, rispetto all’Italia tutto cambia di significato come se ci si tarasse su nuove unità di misura.

Per non parlare poi dell’ostacolo della lingua, il più grande che mi sia toccato affrontare da quando sono qui, che rende anche le attività più scontate una sfida. Non poter leggere, scrivere e il riuscire a comunicare pochissimo (anche la gestualità è diversa) influiscono molto sulle attività quotidiane.

Il cibo è un altro aspetto da non sottovalutare. Io non ho avuto problemi, anzi, non ne ho mai abbastanza di cibo locale. Ma ho visto che può essere un ostacolo non indifferente – a volte insormontabile – tra i cambiamenti che comporta un trasferimento nel bel mezzo di un’altra cultura. Rappresenta e ci fa sentire a casa, e può risultare tutt’altro che scontato accettare nuovi gusti e ingredienti, superare la diffidenza.

A Shanghai in ogni caso volendo non è impossibile mantenere uno stile di vita simile a quello occidentale, cercando bene (e pagando il relativo costo) si trova di tutto.

 Sono rimasta semplicemente perchè, nonostante i fisiologici disagi della vita in un altro continente, mi trovo bene. Shanghai è una bella città in cui vivere, pulita, tranquilla (a dispetto del tentativo di presentarla come una vivace ed internazionale megalopoli: alle dieci di sera si spegne tutto, anche i famosi palazzi che formano il suo particolare skyline) e molto sicura. Questo è uno degli aspetti che apprezzo di più del vivere in Cina (secondo solo al cibo fantastico!), non devo nemmeno pensare al fatto che sto prendendo un taxi da sola di notte, o la metropolitana, non ci sono zone della città che è meglio evitare. E i mezzi pubblici sono ottimi, cosa che per chi come me non ha la macchina, è importantissima.

Poi ho la possibilità di viaggiare molto, e pian piano sto esplorando bene la Cina stessa e altri Paesi asiatici.

Sto stringendo amicizie, creando nuove abitudini, scorci o luoghi prima esotici stanno diventando familiari, dando quell’inevitabile senso di casa che cerchiamo anche quando siamo dall’altra parte del mondo.

L’idea di un ritorno in Italia in questo momento mi procura più malumore che altro.

E poi c’è ovviamente il mio compagno, che mica posso abbandonare qui!

Ho la sensazione che sia ancora molto da prendere da questa esperienza, il cambiamento con la mia vita precedente è stato praticamente totale e mi sento ancora all’inizio. Anche se è trascorso ormai più di un anno e mezzo.

 

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Come definiresti la popolazione cinese? Svelaci 3 curiosità o 3 cose che ti hanno particolarmente stupito di questo popolo.

Trasferendomi qui mi aspettavo che alcuni stereotipi e luoghi comuni sul popolo cinese sarebbero caduti o avrebbero subito profonde modifiche. In Italia, nonostante ci siano diverse e numerose comunità cinesi, non è facile entrarvi in contatto, ma qui ci si vive dentro e si impara parecchio.

Ad esempio ho scoperto che sono un popolo allegro: gli piace molto, ballare, cantare, suonare, giocare a mahjong e a carte. La cosa per noi strana è che loro fanno tutto in pubblico, nei parchi, sui marciapiedi, tutti i giorni, in tanti.

Mi ha sorpresa il fatto che cenino molto presto, tra le 17.00 e le 19.00 e che non escano molto, anche i giovani. Questo è influenzato probabilmente dal fatto che si sposano e hanno figli molto presto rispetto agli standard europei, e anche da retaggi del passato.

E mi stupisce ogni giorno la nochalance con cui non rispettano le file (passare avanti a qualcuno non è visto come un atto maleducato) e come si lanciano dentro al vagone della metro senza aspettare che gli altri scendano.

E queste sono solo le prime cose che mi vengono in mente.

Quali sono i consigli che daresti a chi desidera trasferirsi a Shanghai? A cosa prepararsi?

Fondamentale prima di partire per la Cina, che si tratti di un viaggio o di un soggiorno più lungo, è dotarsi di una buona VPN, altrimenti non sarà possibile accedere praticamente a nulla di quello che per noi è il consueto internet: niente Google, niente YouTube, Facebook, Gmail, Maps eccetera.

A Shanghai è utile imparare in fretta ad usare le loro app più comuni: Didi per i taxi, AliPay e WeChatPay per i pagamenti, TaoBao per lo shopping online e la onnipresente Wechat, che loro usano per fare tantissime cose e che sostituisce egregiamente il nostro Whatsapp. Avrete il cellulare sempre in mano.

Appena arrivati meglio fare subito una SIM cinese (per qualunque cosa qui ti chiedono il numero di telefono locale) e aprire un conto bancario. E’ molto utile dato che vi si può legare Alipay o WeChatPay per i pagamenti. Le carte di credito occidentali spesso non sono accettate e ci sono limiti molto stretti per il cambio di valuta per cui può essere difficile reperire i contanti.

Installare un traduttore può semplificare la vita e anche un monitor della qualità dell’aria può aiutare. Si controlla più spesso quello che le previsioni meteo.

L’acqua di rubinetto non è potabile.

I mezzi di trasporto funzionano benissimo e i taxi sono economici, anche se talvolta può essere difficile far capire dove vogliamo andare. Il costo della vita è molto variabile: dipende tutto dal fatto se si vuole mantenere uno stile di vita occidentale o se si preferisce fare un tuffo nei modi locali. Per fare un esempio su tutti: i ristoranti. Si passa da quelli lussuosi da 100 euro a pasto fino ai piccoli esercizi dove si pranza abbondantemente con pochi euro.

Tra l’altro potete mangiare ovunque – ristoranti e street food – senza avere problemi di incorrere in  intossicazioni alimentari o simili. L’unica accortezza è quella di lavare molto bene frutta e verdura, ma per via di metalli pesanti e uso di pesticidi vietati in Europa.

Altra cosa da controllare prima di partire è la zona in cui si vuole risiedere: Shanghai è enorme, ogni distretto è molto diverso dall’altro. Meglio studiarsi una mappa e sentire le opinioni di chi già ci vive per decidere cosa sia meglio.

Se vi aspettate di conoscere  e stringere amicizia con molti cinesi probabilmente sarete delusi. Sono timidi, formali ed approndire la conoscenza con loro veramente raro. Nonostante i vostri sforzi le conoscenze rimarranno tra gli altri stranieri. Sono comunque gentili, disponibili in caso di bisogno e curiosi.

Questo per quanto riguarda il lato pratico. Poi bisogna pensare anche alle conseguenze emotive di un trasferimento in un Paese affascinante ma non proprio facile. Usi, costumi, cibo, regole non scritte: tutto è diverso, tutto da imparare da capo e se non si è almeno un po’ pronti può essere duro, destabilizzante. Non ci si può mai preparare veramente alle nostre reazioni o a cosa ci aspetta, ma un’infarinatura della cultura e delle abitudini del Paese in cui si va a finire è quasi d’obbligo. Almeno per non trovarsi completamente come un pesce fuor d’acqua. Guide ma soprattutto blog e racconti di vita vissuta sono piuttosto utili.

Bisogna aspettarsi comunque momenti di sconforto, sono normali: conoscere e creare in fretta un gruppo di amici è molto importante. Per chiedere aiuto, consiglio o semplicemente per confrontare esperienze.

E poi affrontare le cose con pazienza e un po’ di ironia, non bisogna prendersela se niente sembra andare come abbiamo deciso o pensiamo. Asiatici ed occidentali hanno innegabilmente modi estremamente diversi per affrontare e gestire le situazioni e i problemi. Arrabbiarsi o innervosirsi perchè non capiamo certi comportamenti non serve a nulla. La loro logica ci appare non lineare, contorta e a tratti innervosente. Ma alla fine è efficace!

E preparatevi a sentirvi cambiati!

Grazie Daria per averci raccontato di te e  per averci portato alla scoperta della bella Shanghai, fornendoci dei preziosi consigli per quando ci andremo! Il Panda già prepara la valigia! Speriamo di vederci presto a Shanghai!  🙂

Vi ricordiamo che tutte le foto che vedete sono tratte proprio dalle esperienze di vita quotidiana di Daria!

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sulla città,  o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Daria?

Visita il sito!

 

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  • Chiara
    06/08/2019 at 15:36

    Molto interessante! Grazie 🙂

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