Racconti in valigia: Vita da expat, tra emozioni, sfide quotidiane e condivisone

Quante volte vi è capitato di dire “Basta, mollo tutto e parto!”? Vivere da expat permette di ricominciare, di scoprire nuovi luoghi e culture, di conoscersi più a fondo e di crescere, ma ci pone davanti a sfide quotidiane.

Abbiamo parlato di questo con Clara, la nostra intervistata da Oxford, ideatrice del progetto, e dell’omonimo blog, Social Dinner Date, il cui obiettivo è che nessun expat si senta solo. Parola d’ordine: condivisione! Il resto lo scoprirete nell’intervista, non vogliamo svelarvi troppi dettagli!

Siete curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato? Ecco per voi le sue parole

Raccontaci un pò di te, di cosa ti ha portato in Inghilterra, e di come nasce Social Dinner Date

Mi chiamo Clara, ma rispondo istintivamente anche a Claire da quando vivo in Inghilterra, da oltre due anni.

Sono nata e cresciuta in un paesino nell’hinterland milanese, mi spostavo solo in macchina e nel tempo libero mi arrovellavo pensando a cosa avrei fatto ‘da grande’.

Ero anche convinta che non ci fosse molto, se non nulla, al di fuori della mia comfort zone italiana, finché non ho iniziato a lavorare durante il periodo universitario.

Sentivo che quel che stavo facendo non era abbastanza e che avrei dovuto rivalutare il mio posto nel mondo. Quindi, subito dopo la laurea, ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato a due passi da casa e sono partita per Oxford.

Come molti studenti, mi ero resa conto che la mia laurea in lingue non attestasse realmente la conoscenza di una lingua straniera e il mio arrivo in UK me lo ha subito confermato.

Da quel momento sono cambiate molte cose. Ora lavoro per una compagnia internazionale che si occupa di viaggi, ristoranti e recensioni, ma nel tempo libero organizzo eventi per connettere altri expat e fare amicizia.

Il progetto, ‘Social Dinner Date – expat in town’, nasce proprio dal mio essere expat.

Mi piacerebbe creare una community di altri expat – italiani e non – in cui ci si aiuta condividendo le proprie esperienze e dando consigli tramite il sito, ma anche organizzando eventi per conoscersi e fare nuove amicizie in terra straniera. Vorrei che nessuno si sentisse solo, soprattutto all’estero.

Quali sono le principali differenze che hai riscontrato nello stile di vita inglese rispetto a quello italiano? Cosa apprezzi di più di Oxford?

Le differenze sono tantissime e mi rendo conto anche difficili da spiegare.L’Inghilterra è variegata e questo influisce anche sullo stile di vita a seconda della zona/città in cui abiti.

Dalla mia esperienza, mi piace pensare di poter suddividere l’Inghilterra in tre aree: i paesi immersi nel verde nel sud, caratterizzati da cottage sperduti abitati da famiglie felici in cui sembra prevalere uno stile di vita calmo e rilassato.

I paesi nel nord dell’Inghilterra, paesaggisticamente più degradati, ma allo stesso tempo più ricchi da un punto di vista ricreativo.

E poi c’è Londra, che viene vista come mondo a parte, con la sua vita a ritmo accelerato, il netto divario tra classi sociali e l’incontro/scontro inevitabile di tante nazionalità. Una tra tutte? Quella italiana, ovviamente.

Oxford mi piace perché, per me, rappresenta un bel compromesso tra gli altri esempi qui sopra. È una cittadina nel sud dell’Inghilterra, a tratti un po’ lasciata andare, vivace ma a misura d’uomo, in cui la macchina è vivamente sconsigliata, e infatti, ci si sposta a piedi, con il pullman o in bicicletta.

I negozi chiudono nel tardo pomeriggio (17:30), e i ristoranti rimangono aperti fino a tardi – il che vuol dire intorno alle 22.

Sembra difficile da credere rispetto allo stile italiano h24, lo so, ma non ci si adatta e non è affatto male pensare che ci sia un tempo specifico per fare qualcosa come la spesa o shopping.

Lo stile di vita lavorativo inglese è piu rilassato e l’orario è ridotto.

In alcune zone, come a Oxford, si lavora meno di quaranta ore settimanali, il che permette di avere molto più tempo libero, anche in settimana.

Niente gare a chi si ferma più a lungo in ufficio e niente raccomandazioni.

Anzi, a dire il vero le ‘raccomandazioni’ esistono, ma si chiamano ‘referral’. Se conosci qualcuno che reputi in gamba puoi segnalarlo alla tua azienda in modo interno, e se questa persona passa i vari colloqui e il periodo di prova, colui che ha dato le referenze riceve un bonus in busta paga. Non male, no?

La vitalità italiana però, specialmente in alcune grandi città, mi manca decisamente.

Manca anche la socialità che il cibo riesce a creare in Italia. La scusa di incontrarsi con un vecchio amico per bere un caffè o per mangiare una pizza.

Social Dinner Date, anche se il nome richiama un programma inglese che danno a ripetizione all’ora di cena, rappresenta anche questo per me. L’incontrare persone partendo dalla tavola. Sia chiaro, gli eventi non solo per buongustai, e neanche solo per Italiani, ma all’inizio è stato così e ci siamo divertiti parecchio.

Quali sono le principali difficoltà che hai dovuto affrontare, e come credi che l’esperienza da expat ti abbia cambiato?

Iniziare una vita da Expat significa tante cose: cambiare, ricominciare, mettersi in discussione, cadere e rialzarsi. Le difficoltà sono molte e molto spesso dipendono anche dal contesto da cui proveniamo.

Partendo dalla mia esperienza, ma anche da quella di altri expat a me vicino che hanno contribuito ad arricchire questa intervista, posso dire che alcune delle difficoltà che abbiamo riscontrato sono state: la burocrazia – soprattutto ora con l’incertezza della Brexit, trovare un alloggio in buone condizioni e a un prezzo accettabile (molto difficile per una città cara come Oxford) e il lavoro.

Oxford vive di turisti, studenti e persone specializzate in un settore specifico (ricercatori e ingegneri vanno per la maggiore), il che vuol dire che trovare un lavoro al di fuori di queste aree può essere difficile. Soprattutto se non si è disposti a spostarsi (prendendo una macchina, ad esempio, o facendo il pendolare).

La maggior parte delle persone che ho conosciuto ha iniziato come ragazza alla pari, camerieri, o commessi, ma una volta dopo aver imparato o perfezionato la lingua molti di loro hanno deciso di andarsene e cambiare destinazione o sono tornati in Italia.

Anche relazionarsi con le persone del posto non è semplice. E con questo intendo dire fare amicizie, instaurare legami concreti con le persone del posto. Tutto più complicato se si è in coppia.

Per questo ho anche pensato a Social Dinner Date.

Quali consigli daresti a chi desidera espatriare in Inghilterra?Come organizzare il trasferimento? A cosa essere pronti?

Consiglierei una esperienza all’estero a tutti, soprattutto ai giovani, almeno una volta nella vita per vedere noi stessi e gli altri con occhi diversi, ma anche per apprezzare o rivalutare le cose che fanno, o non, parte della nostra routine.

Un esempio che a molti potrà far ridere: solo vivendo all’estero mi rendo conto dell’utilità delle tende, specialmente in camera da letto. Sembra una completa assurdità, ma sono certa che chi vive in Inghilterra può capire l’assoluta mancanza di privacy o il fastidio costante delle prime luci del mattino, soprattutto nel weekend.

 

Per quanto riguarda il trasferimento, dipende.

Ho conosciuto tanti ragazzi che, a differenza mia, sono partiti senza troppi programmi e una volta a destinazione hanno iniziato passo dopo passo.

Chiunque voglia fare un’esperienza all’estero o trasferirsi definitivamente deve capire cosa potrebbe essere meglio per lui/lei, anche nella fase pre-partenza. Io, ad esempio, non sarei potuta partire senza una attenta pianificazione, e infatti mi sono documentata su tutto prima di arrivare a Oxford: clima, attrazioni principali, abitudini, feste nazionali, cibo. Ho anche iniziato a cercare casa dall’Italia contattando le prime agenzie e sbirciato qualche offerta lavorativa, ma questo è meglio farlo in loco.

 

Per affrontare un’esperienza simile bisogna essere pronti a tante cose. Per chi vorrebbe trasferirsi in Regno Unito, direi senza ombra di dubbio a convivere con la moquette in ogni angolo della casa, e non solo.

In generale vorrei dire che bisogna essere pronti a mettersi in discussione tante volte, ai fallimenti, alla solitudine, soprattutto i primi tempi, e ai giudizi o alle aspettative delle persone che ci stanno intorno, anche di quelle in Italia.

 

Questi sono alcune delle difficoltà che ho riscontrato e che ho raccolto dai racconti di altri expat.

Niente panico però! Queste emozioni sono comuni a tanti, se non a tutti, e molto spesso non caratterizzano solo la vita all’estero, ma.. la vita! E si potrebbero provare anche stando in Italia, sia chiaro.

Sia messo anche agli atti che ci sono anche altrettante cose belle che stando in Italia non avrei acquisito tanto presto come il forte senso di indipendenza, la voglia di farcela da sola, l’arricchimento culturale, uno stile di vita molto attivo (non usando la macchina), non avrei aspettato la domenica solo per il sunday roast, sfidato costantemente i cambiamenti climatici e conosciuto tante persone pronte ad aiutarmi nel momento del bisogno.

E soprattutto non avrei mai pensato di riuscire a creare un punto di incontro per altri expat condividendo esperienze, consigli e facendo amicizia tramite gli eventi di  Social Dinner Date – expat in town.

Vi ricordiamo che le foto che vedete sono tratte proprio dalle esperienze di Clara! State già facendo la valigia?

Grazie  Clara per aver condiviso con noi la tua storia, le tue esperienze ed emozioni come expat,  e  per averci portato alla scoperta delle “3 Inghilterre” e della città di Oxford  🙂

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sulla città, volete partecipare alla prossima Social Dinner o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Clara?

Visita il sito!

 

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