Racconti in valigia: Viaggiare significa uscire dalla propria zona di comfort

Il Panda comincia la settimana intervistando Stefano, autore del blog Mind the Trip, nel quale racconta dei suoi viaggi in giro per il mondo e del suo metodo scientifico e minuzioso nel preparare i bagagli prima della partenza . Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato?

Ecco per voi le sue parole:

Parlami un po’ di te e del tuo blog

Sono Stefano, romano trapiantato a Milano, che ha trovato nella capitale meneghina una nuova casa, almeno per ora. Ho vissuto a Roma per i primi ventisei anni, poi ho deciso di partire per scoprire la bellezza e la diversità intorno a me. Dai piccoli viaggi in Europa ho capito come il luogo per me ideale è quello dove si uniscono e confondono culture diverse, dove è normale parlare con chi ha un trascorso ed un’esperienza di vita diametralmente opposta alla mia. Così, il primo viaggio vero, quello con il biglietto di sola andata per le mani, l’ho fatto in direzione Great Britain, Londra per l’esattezza. Lì è stato un partire da 0: zero amici, zero soldi, zero lavoro e un inglese un po’ rudimentale.

Grazie alla mia esperienza a Londra ho capito che il viaggio non è il week end della domenica, né le ferie estive di Ferragosto. È uscire dalla propria zona di comfort per scegliere un sentiero che ti allontana dalle tue abitudini e dalle tue tradizioni, per trovarsi alla fine del viaggio, più arricchito, più vivo.

Sono stato boy-scout per tanti anni, esperienza che mi ha aiutato a far fronte alle piccole difficoltà pratiche di un viaggio e ad apprezzare le meraviglie che la natura ci offre. Dammi uno zaino, un paio di scarpe nuove e non ti chiederò altro.

Così ho voluto unire la passione per i viaggi e per la scrittura sul web aprendo Mind The Trip insieme a Mara (oggi di Eppuresonoinviaggio) ispirato al “Mind The Gap” presente nella metropolitana di Londra. Ogni scelta nella mia vita è stata dettata dalla passione, il salto nel vuoto mi affascina, quando so che è la cosa giusta. Ho iniziato con il mio blog di viaggi quando ho capito che la passione per il web ed il viaggio erano più importanti dei miei studi in legge e, prima ancora, aeronautici. Ora sono responsabile marketing di un’azienda di short rent in forte espansione. Nel mezzo ho lavorato nelle risorse umane di PMI e multinazionali, fatto decine di lavoretti e una valanga di errori. Per capire ciò che mi piace vado per tentativi e fallimenti, posso dire di averlo trovato. Oggi, nei weekend, giro l’Italia partecipando ai mercatini dei borghi storici: se un giorno troverai una persona intenta a scrivere sotto un gazebo bianco mentre una ragazza vende fasce per capelli, chiamami, sono io.

Cosa cerchi solitamente in un viaggio?

Il viaggio è un pretesto per scoprire qualcosa di nuovo e per conoscere una parte di sé di cui non si aveva conoscenza. Grazie alla mia esperienza londinese ho capito la gioia di rincorrere e non farsi sfuggire le opportunità. L’idea di essere artefici del proprio destino, tra fallimenti e fortuna, è qualcosa in cui credo. Dal pulire bagni e distribuire volantini con un salary da fame, in poco tempo avevo trovato un lavoro ben pagato e prima della decisione di tornare in Italia, stavo iniziando a fare colloqui con agenzie di comunicazione. In Marocco ho capito che ognuno di noi dovrebbe viaggiare di più, non ci sarebbe più la paura di chi è diverso da noi. Potrei andare avanti per ore!

 

Cosa non può mai mancare nella tua valigia?

Ho un metodo professionale e scientifico per la preparazione della valigia. La sera prima del viaggio butto tutto dentro senza pensarci troppo. Non c’è nulla di indispensabile quando sto per partire, se non l’emozione stessa della partenza. Non importa quale ritrovato tecnologico possa essere utile, l’importante è partire. Se proprio devo scegliere, un taccuino e una penna: anche se rimedio sempre qualcosa su cui poter prendere appunti per i miei articoli. Ho organizzato il viaggio in Sardegna la sera stessa del primo giorno di arrivo, sulla tovaglia di carta di un fast food di Olbia.

 

Raccontami di un viaggio in cui ti sei trovato veramente male

La definizione di “male” è molto ampia. Devo dire che, fortunatamente, non ho mai avuto problemi legati alla sicurezza o a qualcosa di grave. Posso dire di aver perso un volo da Londra perché non potevo resistere al bontà dell’anatra di un ristorante cinese in Gerrards Stree nel West End of London o di essermi davvero rilassato sui prati adiacenti al Mudam (il Museo di arte moderna) di Lussemburgo, non avendo più niente da fare. In un modo o nell’altro cerco di sempre di apprezzare quello che sto vivendo durante il viaggio. Posso dirti però una città che non mi ha entusiasmato, Riga, in Lettonia.

 

Vi ricordiamo che se  volete ispirazioni per il prossimo viaggio,  se volete curiosare tra le avventure di Stefano, o se volete contattarlo vi lasciamo il link al suo blog qui.

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