Racconti in valigia: Viaggiare secondo la propria filosofia

Quando si parla di viaggio ognuno ha il proprio stile e il proprio metodo. Oggi intervistiamo Daniele, autore del blog Stray Ermes, che ci ha portato oggi nel suo mondo fatto di viaggi. Seguitelo anche su Instagram e Facebook!

Ecco a voi le sue parole:

Raccontami un po’ di te e del tuo blog

Ciao a tutti e grazie per lo spazio. Mi chiamo Daniele Galassi, ma per il mio travel blog utilizzo il nickname Ermes. Viaggiare e scrivere di viaggi è una delle mie passioni, ma non è il mio mestiere. Per non morire di stenti faccio il product manager nel campo degli strumenti musicali e tutto sommato non mi lamento, visto che la musica è sempre stata mia grande croce e delizia. Stray Ermes – Travel blog di un randagio sposa una filosofia in controtendenza con parecchio di quello che si agita nel farlocco mondo del 2.0, dove sembra che il racconto di viaggio si sia ridotto a postare foto al tramonto contorti in pose plastiche su Instagram per raggranellare qualche like facile o a scrivere qualche stringato articoletto frutto di copia/incolla.

Nel mio piccolo ho cercato di dare vita a un travel blog schietto, ironico e ogni tanto sboccacciato, con poche foto e parecchio contenuto, indirizzato a chi intende viaggiare in maniera indipendente. Non mi interessano i grandi numeri, mi interessa dare un’informazione di valore a chi la cerca, sensibilizzare su certi temi legati alla cultura di viaggio e strappare una risata con qualche racconto dal taglio ironico.

Su Stray Ermes trovate sostanzialmente tre tipi di contenuto:

  1. Racconti di viaggio: scrivo di un episodio, di un personaggio, di una situazione capitata durante un viaggio. A volte sono brevi post bislacchi, altre sono approfondimenti su un luogo o su un’usanza, altre ancora spunti di riflessione vai a sapere su cosa. Qui è l’ironia che prende il sopravvento, il lettore che cerca informazioni pratiche rimarrà con un pugno di mosche. Ma magari si farà una risata.
  2. Guide, itinerari, focus-on: sono articoli molto dettagliati, frutto di ricerche dirette sul campo, scaricabili/stampabili gratuitamente e (a quanto mi dicono) utili. Ci sono anche approfondimenti su temi legati al viaggio.
  3. Travel Tips & Survival: le mie guide di sopravvivenza. Beh, qui come nei racconti, il politically correct potrebbe andare a farsi benedire. Per farvi capire cosa intendo magari date una letta a questa guida di sopravvivenza dedicata a Cuba:

Cuba non è un paese per polli. Truffe e raggiri da riconoscere per non farsi spennare (Articolo)

 

Quando hai scoperto che la tua passione era viaggiare? Hai una filosofia di viaggio?

Viaggio da sempre e per tanti motivi: per lavoro, per la musica, per piacere personale. Durante l’adolescenza ci lanciavamo spesso tra amici in lunghi Interrail perché essendo quasi tutti figli di ferroviere avevamo biglietti gratuiti per gran parte dell’Europa.

Le band nelle quali ho suonato mi hanno regalato la possibilità di viaggiare tantissimo per tour e concerti sparsi qua e là tra Europa, Russia, Asia e America latina. Anche il lavoro mi porta spesso fuori casa: Cina, Stati Uniti e Germania sono gli appuntamenti più ricorrenti. In tutto questo devo però trovare tempo per i miei viaggi, quelli zaino in spalla, in macchina o in moto.

La mia filosofia di viaggio è semplice: zaino in spalla, macchina, moto che sia, io prenoto solo un volo di partenza e uno di rientro (e al limite il mezzo). Poi faccio tutto in loco stando il più lontano possibile da agenzie, tour organizzati e circuiti da Lonely Planet. Naturalmente questo implica aver fatto i compiti a casa per sapersi muovere consapevolmente una volta sul campo: non arrivare preparati significherebbe perdere tempo, e il tempo è la nostra risorsa più preziosa checché ci racconti la società del consumo.

Faccio pochissime foto, tengo il cellulare in modalità aerea e viaggio da solo, quasi sempre, tranne quando si tratta di motociclismo: lì preferisco condividere la strada con persone fidate. Ma non è raro che mi ritrovi a viaggiare solo anche su due ruote, d’altronde la regola aurea che mi sono imposto è molto chiara: se puoi partire, parti.

 

A quali dei tuoi viaggi passati sei più legato?

Un viaggio a cui ripenso spesso è la mia prima traversata degli USA in solitaria del 2008…Che viaggio della speranza! Quella volta guidai 11.000km in 33 giorni dormendo in macchina la maggior parte delle notti, e se adesso ho ricordi impagabili della luce che allunga le ombre sul deserto al tramonto, del sole che sorge sulla Route 66 in New Mexico o dei trekking desertici nei parchi dello Utah e Arizona, allora fu una vera sfida sia fisica che psicologica che mi portò a perdere tanti chili e a entrare in contatto con l’America più vera (comprese le forze dell’ordine che mi volevano arrestare per vagabondaggio.)

Altra esperienza a cui sono visceralmente legato sono i miei due mesi Sud America tra Ecuador, Perù, Cile, Argentina con capatina finale in Brasile e Uruguay. Può sembrare troppa strada per soli due mesi, ma avendo già visitato Perù del sud, Cile e Argentina del nord in viaggi precedenti, ho potuto focalizzarmi su quelle zone che avevo lasciato scoperte, perdendo completamente la testa per quello che secondo me è il vero pezzo forte del continente: la Patagonia. Stravedo per tutto il continente americano, dal Canada alla Terra del Fuoco, ma la parte andina e quella patagonica del sud America rimangono forse le mie preferite in assoluto assieme ad alcuni stati del northwest e del southwest USA. Ogni occasione è buona per tornare in questo immenso parco giochi naturale e un giorno vorrei riuscire a coprire in un unico viaggio l’immensità che si snoda dall’Alaska alla Terra del fuoco (o viceversa) muovendomi in base alle stagioni, magari con un mix di autostop, mezzi pubblici e moto. Sì, un giorno lo farò!

 

Visto che il Sud America sembra essere una delle tue mete preferite, parliamo di Cile: pro e contro? Un tesoro “nascosto” di questo paese?

L’unico contro del Cile, per quanto mi riguarda, è che non è una meta economica, soprattutto per gli standard del latino America. Nonostante questo è il Cile lo stato del Sud America che preferisco. Il fatto che sia il paese più lungo regala una varietà di climi e paesaggi praticamente inarrivabile, che spazia

dagli aridi deserti del nord alle lagune glaciali della Patagonia. Che sia quello più stretto porta altri vantaggi: la vicinanza della cordigliera delle Ande alla linea costiera fa sì che le piogge copiosissime e i venti che arrivano dal Pacifico e dallo stretto di Magellano scolpiscano fiordi sempre più frastagliati (simili a quelli dell’Alaska) mano a mano che si scende verso la fine del mondo australe.

Il vero gioiello di questo paese è proprio la Patagonia, divisa (in parti tutt’altro che eguali!) con l’Argentina. Ma sebbene nell’immaginario comune Patagonia faccia rima con Perito Moreno, a mio avviso la parte cilena ha diverse marce in più rispetto a quella argentina, soprattutto per chi cerca un’esperienza più autentica lontana dal turismo di massa.

Il lato del Cile è più selvaggio, logisticamente molto più impegnativo e se vogliamo frustrante, ma regala un’esperienza più appagante al viaggiatore smaliziato proprio perché ancora molto meno sviluppato e battuto del lato argentino. Anche dal punto di vista naturalistico la Patagonia cilena offre più attrazioni e più varietà rispetto a quella argentina, infinitamente più estesa ma anche incommensurabilmente più arida, dispersiva e ripetitiva.

Per chi fosse interessato a un confronto tra la Patagonia argentina e quella cilena consiglio l’articolo Patagonia: Argentina vs Cile (Articolo) che mette in competizione i due lati sotto diversi aspetti come natura, paesaggi, clima, costi, difficoltà e altro.

Gioiello nel gioiello, la Carretera Austral: una delle strade più belle al mondo, terreno ideale per un road trip memorabile da affrontare in autostop, moto, bici, auto o coi pochi, scassatissimi mezzi pubblici. La prima volta che mi sono misurato con questa irrequieta parte di Cile sono impazzito dietro alla logistica e ne sono uscito con le ossa rotte, ma l’anno dopo sono tornato col coltello tra i denti deciso a prendermi la mia rivincita.

In questa seconda occasione ho raccolto più informazioni possibili in loco per scrivere una guida su questo angolo di Patagonia che in 1240 km unisce caparbiamente Puerto Monnt alla remota Villa O’Higgins permettendovi di affrontare alcuni dei trekking più spettacolari del continente, ammirare ghiacciai dal fronte titanico e basire curva dopo curva di fronte alle poderose performance artistiche di Madre Natura.

Tutto (per il momento) lontano dalle folle oceaniche e caotiche si affannano al di là delle Ande nel lato argentino. Non è un viaggio da neofiti, per essere apprezzato al meglio richiede tempo, preparazione fisica, programmazione e flessibilità mentale, ma ci tornerei anche domani!

Se vi ho fatto venire voglia ecco la guida: Guida alla Carretera Austral: on the road nella Patagonia più selvaggia (Articolo)

Per ora è tutto, grazie dello spazio!

 

Vi ricordo che tutte le foto che vedete nell’articolo sono tratte proprio dai viaggi di Daniele. Vi è venuta voglia di viaggiare, no?

Per chi desiderasse maggiori informazioni in merito , o volesse  mettersi in contatto con Daniele,  vi lasciamo il link al suo sito  qui. 

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