Racconti in valigia: Valeria e la ricerca spasmodica dell’altrove, di andare, di partire

Cara community dei Panda, vi è mai capitato di sentire dentro divoi una voce, una spinta, che vi invitava a fare i bagagli? A partire, scoprire, esplorare, a godersi il privilegio di essere stranieri in un luogo sconosciuto?

Ci avviciniamo al finesettimana con Valeria, l’autrice del blog Au vent Mauvais, nel quale racconta la sua storia, i suoi viaggi, le sue esperienze da expat in Francia e negli Stati Uniti.

Scopriamo assieme cosa ci ha raccontato oggi Valeria!

Raccontaci qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog.

Mi chiamo Valeria Nicoletti, sono nata nel Salento e qui ho vissuto, scrivendo, studiando lingue straniere e letteratura fino ai miei 22 anni. Sono approdata a Parigi per caso, nel 2010, da sola e con uno zaino pieno di sogni e progetti. Sarei dovuta restare solo per tre mesi e invece siamo andati via dopo circa nove anni, in tre più due gatti e un cane. Ho lavorato come giornalista e autrice di contenuti, ma tra gli alti e bassi della vita parigina ho anche venduto spezie, giocattoli, quaderni, candele e guanti da passeggio, lavorato come hostess, interprete, cameriera e guida turistica.

Il mio blog è nato durante una parentesi dalla vita parigina. Ero appena arrivata a New York, mi preparavo a un’altra “intossicazione” di solitudine e adrenalina negli Stati Uniti e avevo bisogno di mettere un po’ di ordine tra i pensieri. E poi, il blog è andato avanti, seguendomi in ogni città, a volte vivendo anche di vita propria.

Hai vissuto per 10 anni a Parigi. Come è stata questa esperienza da expat? Cosa hai apprezzato particolarmente di questa città? Come definiresti lo stile di vita francese confrontato a quello italiano?

È stata un’esperienza fortissima, che penso mi abbia cambiato per la vita. Dopo l’entusiasmo dei primi mesi, è seguita una fase più lenta, di adattamento, in cui ho cercato di integrarmi nella città, viverne i ritmi e le differenze, gli alti e i bassi, pur continuando a custodire gelosamente la mia alterità, quello che Camus chiamava il privilegio di sentirsi straniero, una condizione sottovalutata di questi tempi, in cui tutti erigono muri, rivendicano confini e identità.

Parigi mi ha regalato tantissimo, una nuova vita, un nuovo modo di organizzare le mie priorità, mi ha fatto entrare in punta di piedi in universi che non credevo esistessero e fatto incrociare la strada di persone straordinarie. Mi ha regalato il lusso di diventare adulta in una grande capitale europea, di togliermi di dosso pregiudizi e convinzioni e farmi crescere. Mi ha regalato la fiducia in me stessa, sicuramente l’idea di potermela cavare da sola in una città difficile e non scontata. Una città di cui ho apprezzato soprattutto la multiculturalità e anche la sua accessibilità: basta avere una cartina e un biglietto della metro e la città è a portata di mano; i più grandi teatri offrono programmazioni musicali e artistiche di altissimo livello, con prezzi spesso stracciati per gli studenti e i più giovani; ci si può sedere tra i banchi del Collège de France o della Sorbona e assistere, anche gratuitamente, alle lezioni dei più grandi professori d’Europa; in ogni quartiere, per una decina di euro si può mangiare un piatto proveniente da un continente diverso. È una città costosissima, è vero, ma non tutto si paga e spesso basta cercare un po’ per scovare tesori nascosti, e gratuiti.

Per il resto, lo stile di vita francese, nonostante la vicinanza geografica, è molto diverso da quello italiano. Siamo differenti, abbiamo un modo diverso di divertirci, di godere del tempo libero e dei viaggi. L’incontro con i francesi, per gli italiani, e viceversa, credo resti un piccolo choc culturale, ma vale la pena comunque fare un passo avanti e aprirsi all’incontro.

Se dovessi dare dei consigli a chi è in procinto di trasferirsi in Francia, quali sarebbero? A cosa essere pronti?

Partiamo dai consigli pratici. Sicuramente, imparare bene la lingua. Se non si conosce il francese già prima della partenza, cercare un corso (in ogni quartiere ce ne sono di gratuiti, organizzati dal Comune) o un tandem linguistico per fare conversazione con altri expat o con i volontari: è un modo per fare amicizia e unire l’utile al dilettevole. I francesi non sono poi così bravi con l’inglese e, in ogni caso, conoscere la lingua del paese in cui si sceglie di trasferirsi è indispensabile, un passe-partout per ogni tipo di situazione, dalla conversazione informale con i parigini al bar ai colloqui di lavoro alle beghe burocratiche. È molto importante anche avere un piano per l’alloggio. Trovare casa è molto difficile, bisogna dotarsi del famoso “dossier” con garanti francesi pronti a impegnarsi qualora l’interessato non dovesse pagare l’affitto e spesso è richiesto un contratto a tempo indeterminato, con almeno tre buste paga. Se si è studenti, consiglio di rivolgersi a un “foyer”, una sorta di hotel che ospita studenti o anche giovani lavoratori per cifre modiche, in attesa di stabilizzarsi e trovare un appartamento o comunque fare rete con qualche contatto sul posto. Io, in particolare, ho una predilezione per il 20simo arrondissement, dove si è conservata una piccola vita di quartiere, commerci piccoli e a gestione familiare, con spazi grandi ma vicino e ben collegato al centro.

Poi, a chi sta pianificando di trasferirsi a Parigi, mi piacerebbe dire quello che una delle mie migliori amiche, lucana ma parigina ormai d’adozione, mi disse prima di arrivare in città. “Parigi è un sogno, ci si può svegliare e scegliere ogni giorno di essere e vivere in un quartiere, in un universo diverso”, è una città difficile e dura, ma resta un luogo in cui conservare l’entusiasmo e lo stupore è facilissimo, basta anche solo cambiare strada quando si torna a casa.

Ora sei rientrata in Italia. Cosa ti mancava di questo paese? Credi che ti stabilizzerai qui o ti senti pronta a ripartire?

Sono rientrata da pochi mesi in Italia, precisamente a Lecce, da dove sono partita. Questo ritorno sembra quasi la chiusura di un cerchio. Oggi lavoro nel giornale dove iniziai a scrivere, ormai più di dieci anni fa, si chiama quiSalento, raccontiamo il Salento fuori dai canoni della cartolina a cui siamo abituati, e oggi è di nostra proprietà, mia e dei miei colleghi. Siamo una cooperativa e siamo datori di lavoro di noi stessi.

Se dovessi fare un bilancio di questi primi mesi, credo di aver sentito, anche inconsciamente, soprattutto la mancanza della natura, di mettere i piedi nella sabbia, di vedere il mare, di trovarmi accanto a un albero che non sia quello dei giardinetti pubblici. Mi sono mancati i luoghi selvatici, rarissimi purtroppo in città, dove mi sembra di tornare a respirare.

Per il resto, ho sofferto per anni, come diceva Calvino, di “nevrosi geografica”, di una ricerca spasmodica dell’altrove, di andare, di partire. Ora, complice mio figlio di tre anni, e un altro in arrivo, sto assaporando il privilegio di poter rallentare, fermarsi, di disfare le valigie e riordinare i libri, di mettere un nome sulla cassetta delle lettere. Credo, in ogni caso, di aver conservato un animo viaggiatore, mi piace camminare, scoprire cosa c’è dietro la strada di casa, conoscere paesini, contrade, che ho sempre sentito nominare e mai visto di persona. Ho solo ridimensionato le distanze. Almeno per ora.

 

Vi ricordiamo che le foto che vedete sono tratte proprio dal blog delle esperienze di vita quotidiana di Valeria! State già facendo la valigia? Anche noi assieme al Panda!

Grazie Valeria per aver condiviso con noi la tua storia, per averci fatto vivere, attraverso i tuoi occhi e le tue esperienze, la vita da expat in Francia. Grazie anche per i preziosi consigli che ci hai dato, ne faremo tesoro!

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sulla vita in Francia, sulla sua esperienza da expat, o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Valeria?

Visita il sito!

 

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