Racconti in valigia: Uno strano modo di vivere il viaggio

Come sapete, al Panda sta molto a cuore il rispetto dell’ambiente e di tutte le forme viventi: bastano pochi accorgimenti, impegno e costanza, per avere un impatto positivo sul mondo!  A tal proposito abbiamo intervistato Diana, autrice del blog La globetrotter, che ci ha raccontato di sé e delle sue esperienze e  ci ha dato dei preziosi consigli di viaggio.

Parlaci un po’ di te e del tuo blog

Ho scritto di me e del mio blog talmente tante volte che mi sento ripetitiva e un po’ noiosa per cui cercherò di essere breve e concisa.

Un buon 80% della mia vita, forse anche qualcosa in più, ruota attorno alle mie due grandi passioni che sono i viaggi e la scrittura. Viaggio dalla notte dei tempi ma l’idea di aprire un blog, uno spazio personale in cui raccontare, e raccontarmi, è arrivata tardi.

Sono una viaggiatrice solitaria, a lungo termine e low budget, anche se ultimamente mi sono evoluta e accompagno anche viaggi di gruppo in destinazioni insolite.

Anni fa ho fatto una scelta abbastanza drastica, quella di rinunciare a due mesi di stipendio – da quest’anno sono diventati sei – per poter vivere il viaggio a 360°. Tanto tempo, pochi soldi e la capacità di reinventarmi ogni volta mi hanno fatto vivere esperienze incredibili a contatto con la gente, esperienze che per me valgono più di mille luoghi visitati.

Ecco, queste sono le cose che amo raccontare nel blog. Per carità, sono anche in grado di scrivere post informativi ma quel che mi preme di più è ispirare la gente a viaggiare, trascinarla in un mondo lontano, spesso e volentieri nelle case della gente, il veicolo più immediato della cultura popolare di un paese. Disponendo di tempo è una cosa che mi succede abbastanza di frequente, anche se cerco sempre di trovare il giusto mix.

Cosa ne pensi del turismo di massa?

Non voglio apparire spocchiosa ma per natura amo andare controcorrente e quindi cerco di tenermi lontana dai luoghi in cui si riversa il turismo di massa. Le destinazioni che scelgo, e il periodo in cui viaggio, sono emblematici del mio punto di vista sull’argomento.

Qual è il viaggio più strano che tu abbia mai fatto? Perché?

Di viaggi strani, se così li posso definire, credo di averne fatti tanti, specialmente negli ultimi anni da quando ho deciso di lavorare meno e, come ho già detto, partire alla scoperta dell’altro emisfero.

A onor del vero non sono nemmeno i miei viaggi a essere strani quanto il modo in cui li vivo che spesso mi porta ad affrontare situazioni particolari come l’accampare insieme a un gruppo di hippie davanti alla sede del governo di Porto Alegre, in Brasile, o trascorrere più di sessanta ore a bordo di un autobus africano perché l’aereo mi faceva paura, per dirne qualcuna. Per inciso, il viaggio di sessanta ore è diventato un racconto che si è aggiudicato il secondo premio di un concorso letterario nazionale. Uno dei primi che ho scritto, Il viaggio della speranza.

Sei mai stata delusa da un viaggio?

Si e no.

Il fatto di partire priva di aspettative è indubbiamente un buon antidoto contro la delusione.

Ci sono però volte in cui del viaggio sento non tanto la delusione quanto la pesantezza. Credo nell’energia dei luoghi e delle persone e un’energia negativa rende il viaggio pesante da affrontare. Quando succede questo rientro con una punta d’amarezza che, se vuoi, possiamo definire delusione. Fortunatamente però sono state davvero poche le volte in cui mi sono sentita così…

Quali sono le cose che porti sempre con te durante un viaggio?

Sempre più di quelle che vorrei! Nonostante ogni anno cerchi di ridurre e parto per i miei mesi di viaggio con due pantaloni, quattro magliette, un paio di infradito e le scarpe da trekking, mi rendo conto che c’è sempre qualcosa in più, che non mi serve. Scherzi a parte, ovviamente dipende tutto dal tipo di viaggio. Quel che mi segue sempre, indipendentemente dal luogo e dal tempo, sono il quaderno per gli appunti e la macchina fotografica. Anche se, mi vergogno a dirlo, il quaderno degli appunti finisce nel dimenticatoio dopo poche ore, o pochi giorni, di viaggio.

Preferisci viaggiare da sola o in gruppo?

Viaggiare in gruppo ha il suo perché anche se a grandi linee però preferisco viaggiare sola, non fosse altro che per avere la libertà di scegliere a quale gruppo unirmi. Si incontrano tante persone lungo il cammino e spesso e volentieri mi è capitato di continuare il viaggio con alcune di queste. Se si parte con un gruppo già formato, è molto più difficile conoscere gente.

In realtà il discorso è ben più complesso ma non voglio dilungarmi troppo. Diciamo quindi che così come amo andare controcorrente amo essere libera e questa è la ragione per cui viaggio da sola.

Detto questo, sono una persona socievole che ama stare in buona compagnia, condividere emozioni e momenti e, soprattutto, pasarla bien!

 

Ringraziamo ancora Diana per questa bellissima intervista, per averci dedicato il suo tempo e per averci portato con sè nei suoi viaggi.  Vi è venuta voglia di partire no?

Vi ricordiamo che potete trovare il blog  qui

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