Racconti in valigia: Trasferirsi in Islanda, pro e contro

Oggi il Panda ha il piacere di intervistare Roberto, dottorando ed autore del sito Un italiano in Islanda, nel quale racconta ai suoi lettori delle sue esperienze, della sua vita in Islanda e dà preziosi consigli a coloro che vogliono trasferirsi o vogliono viaggiare in Islanda. 

Ecco per voi la sua intervista:

Parlami un po’ di te e del tuo sito

Mi chiamo Roberto e sono un dottorando all’Università d’Islanda, dove insegno la lettura dei manoscritti medievali islandesi e faccio ricerca nello stesso ambito. Sono arrivato qui nel 2014 come studente di master e da allora non sono più tornato. Ho deciso di fare dell’Islanda la mia vita. Ho una compagna la cui famiglia possiede una fattoria nel sud-est, così che vivo l’Islanda in diversi suoi aspetti. La mia esperienza di vita la racconto in un blog dal nome “Un italiano in Islanda”, oltre a condividere molti altri momenti della vita quotidiana in Islanda sulla pagina di Facebook dedicata appunto al blog. Quello che amo fare è presentare un’Islanda diversa, far conoscere gli aspetti meno conosciuti, ma soprattutto la mia missione è aumentare la consapevolezza del pubblico italiano rispetto alla storia e alla cultura della nazione islandese. Vorrei che i visitatori qui sperimentassero la dimensione culturale del Paese, anziché limitarsi a goderne la natura.

 

Come mai hai deciso di trasferirti in Islanda?

Ho deciso di trasferirmi perché qui ho trovato la mia società ideale. Naturalmente ci sono alcuni aspetti che trovo fastidiosi o irritanti, ma questi pesano molto meno rispetto a quelli che invece sperimentavo in Italia. Un’altra cosa che trovo davvero importante e che mi spinge a restare è che per qualche ragione che mi sfugge, anche nei momenti più bui, guardarmi intorno e rammentarmi di essere in Islanda, ai confini del mondo abitabile, mi da una spinta verso l’alto che non ho mai provato altrove.

Quali consigli daresti ad una persona che vuole trasferirsi in Islanda?

Il primo consiglio che darei è quello di leggere il mio blog: sono molto orgoglioso del fatto che non mi faccio nessun problema a criticare l’Islanda quando se lo merita, perché amare un luogo (esattamente come per le persone) significa accettarne i difetti, e amarlo nonostante questi. Dopodiché consiglio caldamente di non avere troppe aspettative, perché l’Islanda non è un sogno, ma un Paese reale, con tutte le difficoltà che ciò comporta. Avere aspettative non realistiche significa rimanere delusi in modo ingiustificato. Ho visto tanti pensare che trasferendosi qui avrebbero risolto i problemi della loro vita, ma l’Islanda non è una soluzione ai problemi personali, è una compagna di viaggio indifferente, e può rendere tutto più bello con la sua presenza, ma ricominciare da zero qui spesso significa incontrare gli stessi problemi più avanti, aggravati dalle difficoltà che si hanno vivendo in un Paese straniero. Un ultimo consiglio è quello di sforzarsi di inserirsi. Molti stranieri preferiscono restare in giri costituti soprattutto da altri stranieri. Gli islandesi sono estremamente accoglienti e amichevoli, ma non ti accettano subito nei loro giri se temono che tu possa essere uno di quegli uccelli migratori che spariscono quando la stagione imbruttisce: mostrando loro dedizione, amore e passione per la loro terra finiranno con l’aprirti le braccia e il cuore, ma ci sarà da lavorarci, e molti si arrendono prima. Vale la pena tenere duro, imparare la lingua e capire la loro cultura senza giudicarli.

 

Quali sono i lati positivi ed i lati negativi della vita in Islanda?

Quello che personalmente adoro dell’Islanda è la vicinanza alla natura selvaggia, l’informalità nei rapporti sociali, l’atteggiamento rilassato e per nulla rigido in tema di tempistiche, scadenze e altre questioni dove noi italiani possiamo essere bacchettoni, i rapporti familiari che sono molto forti. È anche bello che siamo relativamente in pochi: alcune persone adorano essere nelle grandi città, ma a me trovarmi in luoghi sovraffollati causa una certa ansia e tristezza. Mi rendo conto della mia inutilità rispetto alle dimensioni dell’umanità. Trovarsi in una società più piccola significa che si fa la differenza. Non ha senso essere un genio nel proprio campo in una grande società dove ci sono altre dozzine di genî più genî di te, mentre in società piccole qualsiasi talento è raro, prezioso e apprezzato. Poi c’è il senso pratico degli islandesi, che possono essere caotici e pasticcioni, ma riescono sempre a cavarsela.

Le cose che invece trovo negative dell’Islanda sono, ad esempio, la natura selvaggia, che rende gli spostamenti difficili e l’isolamento a volte eccessivo, l’informalità dei rapporti sociali, che a volte si traduce con mancanza di cortesia, l’atteggiamento rilassato e per nulla rigido in tema di tempistiche, che spesso porta a gravi inefficienze e ritardi, i rapporti familiari che sono molto forti, e significano che in tutti i livelli della società regni il nepotismo. È anche non sempre positivo il fatto che siamo in pochi: la qualità di prodotti e servizi non è sempre al top perché spesso manca un’adeguata expertise, e certi compiti vengono svolti con ingenuità. Il loro senso pratico a volte finisce con il degenerare in materialismo, che si traduce nella mentalità estremamente mercenaria di molti islandesi, i quali – forse per via della loro storia di povertà e insicurezza – pensano solo a fare soldi invece che a fare bene il proprio lavoro.

La lezione più grande che l’Islanda è la vita mi hanno dato è che non c’è mai un solo modo di guardare alle cose, e il nostro punto di vista non dovrebbe distrarci dall’osservare le cose in una prospettiva più ampia, trovando il bello e il brutto in tutto, senza idealizzare o distorcere nulla. Così facendo si può dire di aver capito e di poter apprezzare veramente un Paese! 

 

Le foto che avete visto sono state scattate proprio da lui!

Vi ricordiamo che, se volete contattare Roberto, volete ispirazioni e consigli sull’Islanda o volete seguire le sue avventure, potete trovare il suo sito  qui 

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le le stesse esperienze di Roberto?

Visita il sito!

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