Racconti in valigia: Simona e i suoi undici anni di amore per la Turchia

Ci avviciniamo al fine settimana  e il Panda si appresta a preparare la valigia, ma prima abbiamo ha intervistato Simona, autrice del blog Viaggia come il vento, nel quale racconta delle sue bellissime esperienze in giro per il mondo e da preziosi consigli ai suoi lettori. Volete scoprire cosa ci ha detto?

Ecco per voi le sue parole:

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Sono Simona e sono una viaggiatrice per caso. Non sognavo di terre lontane finché un giorno il mondo non ha bussato alla mia porta. Non so come sia stato possibile vista la mia introversione cronica ma a 19 anni, appena diplomata, ho deciso di lasciar tutto e di fare un’esperienza come ragazza alla pari nella multietnica ed alternativa Berlino. Una scelta inusuale negli anni 90. È stato il mio primo viaggio all’estero, per di più da sola. Un’esperienza che alla fine si è prolungata per ben 3 anni.

Durante i miei anni tedeschi non ho superato la mia introversione ma ho conquistato quell’apertura mentale che mi ha fatto venir voglia di conoscere culture diverse dalla mia. Sono diventata affamata di viaggi e del piacere della scoperta.

L’idea del blog era da un po’ che mi girava nella testa ma solo due anni fa ho deciso di fare il grande passo. Sentivo il bisogno di raccontare le esperienze belle, e perché no anche quelle brutte, e le emozioni provate in tutti quei luoghi in cui ho avuto la fortuna di andare.

Viaggiare per me non è inanellare il maggior numero di paesi visitati ma scoprirli a fondo nella cucina e nelle tradizioni, nel contatto con la gente e nelle loro storie. Come con Sami in Israele o con la simpaticissima famiglia malese sul treno da Vienna a Budapest. Amo raccontare storie più che suggerire itinerari. Per me il fine ultimo del viaggio è emozionarsi.

 

Cosa ti ha spinta a intraprendere un viaggio in Turchia?

In Turchia mi ci ha portata il mio lavoro di import manager nel settore tessile. Fino ad allora, amante dei paesi nordici come sono, non l’avevo mai presa in considerazione. Quello con la Turchia si è rivelato un amore a prima vista. Già in aereo, sorvolando il Bosforo, non riuscivo a staccare la faccia dal finestrino.

Ho scoperto la vivace modernità di Izmir e le atmosfere da mille ed una notte di Istanbul. Nella mia mente è ancora conservata come un’istantanea l’immagine della Torre di Galata immersa nei magici colori dell’alba. Ecco, se c’è una città da visitare almeno una volta nella vita quella è Istanbul.

Ma è nel sud est che ho scoperto l’anima più genuina della Turchia. Al di fuori dei circuiti turistici, tra le montagne ed i ruscelli rigonfi d’acqua dove modernità ed abitudini rurali convivono, dove accanto a mercedes sfavillanti sfilano carretti trainati da asini ed ingegnosi sidecar. In territori che custodiscono tesori naturali e siti archeologici tra i più affascinanti della Turchia, in un lembo di terra che tutti abbiamo studiato a scuola: la Mesopotamia.

Undici anni di amore incondizionato mi legano ormai alla Turchia ed ogni volta che vado via mi assale la malinconia.

Come ti sei trovata con la comunità locale?

In Turchia mi sento sempre come a casa forse perché ritrovo il calore e l’ospitalità che respiro nella mia Puglia.  Probabilmente è stata questa affinità a farmi amare subito questa nazione. Ovunque sia andata ho sempre trovato gente che si è fatta in quattro per aiutarmi. Ho stretto legami fortissimi tanto da poter dire che alcuni dei miei migliori amici sono in Turchia. Due di loro un paio di anni fa sono anche venute a trovarmi in Puglia per trascorrere con la mia famiglia il capodanno.

La cultura dell’ospitalità in Turchia ruota attorno ad un bicchierino di tè bollente. Non vi è luogo in cui non si venga accolti con il çay, il famoso tè turco servito in un bicchiere di vetro a forma di tulipano. Attorno a quel bicchierino di tè, credetemi, si superano anche le barriere linguistiche. Come questo inverno quando, ad un distributore sperduto tra le montagne innevate di Malatya, i gestori, vedendoci infreddoliti, ci hanno offerto un bicchiere di çay.

 

Cosa consiglieresti a chi vuole provare la cultura culinaria turca?

Innanzitutto gli direi di dimenticare il kebap (con la p, si scrive proprio così) come lo conosciamo. Quella è una versione inventata in Germania decenni fa.

Se volete provare un vero kebap, allora assaggiate quello tipico di Bursa: l’Iskender Kebap servito su una pita e coperto da salsa di pomodoro, yogurt e burro. Da accompagnare rigorosamente con l’ayran, uno yogurt da bere, che aiuta a sgrassare il palato.

Ottimo oltre che economico è il lahmacun. Si tratta di un sottile impasto cotto nel forno a legna e ricoperto da un leggero strato di pomodoro, carne macinata fine di agnello o manzo, cipolle, spezie varie servito caldo ed accompagnato da uno spicchio di limone. Io ne sono ghiotta.

Ma nella cucina turca ce n’è anche per i vegetariani che possono sbizzarrirsi con le meze, i golosi antipasti diffusi in tutte le cucine levantine. E se girando per uno dei tanti bazar turchi sarete ammaliati dalle colorate collane di melanzane e peperoni essiccati dovete sapere che non sono affatto ornamentali. Una volta rinvenute con l’acqua vengono riempite di riso e numerose spezie. Lasciatevi tentare però anche dal lato dolce della Turchia con i suoi famosi baklava ricoperti di şerbet e di granella di pistacchi.

 

Grazie Simona, per averci fatto viaggiare assieme a te. Vi ricordiamo cari lettori che le foto che avete visto sono tratte proprio dal suo blog!

Se volete ispirazioni per il prossimo viaggio o volete mettervi in contatto con Simona, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Simona?

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