Racconti in valigia: Sabrina e le “48 ore insolite a Marrakech”

Oggi il Panda ha il piacere di intervistare Sabrina, esperta di viaggi, ed autrice del sito I viaggi di Bibi, nel quale racconta ai suoi lettori delle sue esperienze e dà preziosi consigli a chi si vuole mettere in viaggio. 

Ecco per voi la sua intervista:

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Ciao a tutti! Sono Sabrina Quartieri, nata sotto il Sole del Sagittario e ascendente Gemelli, viaggiatrice per passione ma non solo. Infatti sono una giornalista professionista, ho scritto per Vanity Fair e ora collaboro con Leggo, Il Messaggero e il Quotidiano del Sud. La mia residenza è a Roma, ma mi piace pensare che la mia casa sia il mio cuore, quindi, sostanzialmente la Capitale con la mia deliziosa casetta che sembra uscita da una fiaba, è il mio appoggio tra una partenza e l’altra. La mia passione per i viaggi è nata però ben prima che diventasse una questione lavorativa: fin da adolescente, appena avevo l’occasione, non perdevo tempo e mi tuffavo in una nuova avventura! Poi una volta stavo per andare a Marrakech insieme a un tour operator per raccontare la mia esperienza sui social e arrivò la telefonata che cambiò le cose: era la redazione de Il Messaggero online che mi chiedeva un reportage su 48 ore insolite nella città del Marocco. Oggi ricordo quella “prima volta” come l’inizio di una appassionante storia d’amore! Da quell’avventura inaspettata, in cui mi ritrovai al seguito di una guida che mi aprì le porte della Medina e dei suoi abitanti (ma proprio tutte, dal sindacato al medico di base, fino all’hammam pubblico), è nata l’idea di aprire il mio blog: I viaggi di Bibi. Perché così mi chiamano tutti in famiglia da sempre. Un soprannome tra l’altro che rappresenta al meglio il mio modo di raccontare, dopo essermi stupita con gli occhi di una bambina e aver osservato tutto quello che mi circonda con un pizzico d’ingenua curiosità.

 

Raccontaci qualcosa di più su queste “48 ore insolite a Marrakech”!

Come vi ho già detto mi trovavo a Marrakech pronta a vivere l’esperienza di un tour organizzato. Personalmente non amo questa tipologia di viaggio poiché, tendenzialmente, si tendono a visitare solo i luoghi più turistici, mentre io amo vivere l’esperienza a contatto con la comunità locale. Detto ciò, spinta anche dalla sfida che mi era stata proposta dal mio capo, mi sono allontanata dal gruppo, in cui ero l’unica giornalista, e nella famosissima piazza Jemaa El Fna, ho adocchiato una guida locale che sembrava fare al caso mio. Da quel momento in poi, è stato solo incanto: sono entrata nello studio di un medico di base che mi ha mostrato tutti gli strumenti necessari per la sua professione, mi sono addentrata nelle case e nelle botteghe fin sui tetti colorati della Medina, ho mangiato street food local e provato l’esperienza del rituale dell’hammam (l’equivalente del bagno turco) con la piccola differenza che non ero in una spa di lusso bensì in una struttura pubblica insieme alle donne marocchine. Insomma, un’esperienza unica!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come è stato il tuo approccio con la cultura marocchina?

A essere sincera sono partita alla scoperta del Marocco con qualche pregiudizio nato da una mia precedente esperienza in Algeria. Vi spiego meglio… Avendo una formazione basata su studi di politica internazionale, alcuni anni fa sono stata a Sud di Tindouf, al confine con il Marocco, dove vive ospite in un campo profughi nel deserto più difficile del mondo (la sabbia corre a cento km all’ora) la popolazione dei Saharawi; per chi non lo sapesse, questo popolo era inizialmente stanziato nell’area sud del Marocco ma, nel 1975, le truppe del Nord con una imponente marcia l’hanno invasa. Così, i Saharawi si sono spostati in Algeria e ancora oggi sono in attesa di un referendum delle Nazioni Unite che stabilisca l’appartenenza di quella terra così bella (e ricca per la presenza di fosfati nel tratto di mare che la bagna). A distanza di un anno, l’Ente del Turismo del Marocco mi chiama per partecipare a un press tour proprio nella regione di provenienza degli esuli Saharawi e decido di accettare, anche solo per vedere i luoghi di origine di chi mi aveva ospitato e accolto calorosamente. Dopo Dakhla, oggi paradiso dei kitesurf, i miei viaggi in Marocco sono stati sempre più frequenti. Solo a Marrakech sono andata per tre volte nel giro di sei mesi. Durante le mie numerose visite ho potuto apprendere come il Regno del Marocco sia un Paese dove l’armonia e la convivenza tra i popoli sono una certezza: lo dimostrano i ghetti delle città imperiali, come quello di Fès, l’affascinante e misteriosa capitale spirituale che vanta anche il labirinto più grande del mondo: oltre novemila vicoli per la medina. Nonostante nell’VIII secolo arrivarono qui gli arabi, gli ebrei furono accolti e trovarono a Fès una nuova “casa”. La Mellah o quartiere ebraico che prende il nome dal sale (usato come merce di scambio con le monete d’oro realizzate per la casa reale), è interessante da visitare, tra sinagoghe, gioiellerie e cimitero ebraico, importante meta di pellegrinaggio per gli ebrei che con la formazione dello Stato d’Israele si trasferirono nella “terra promessa”. Insomma, in Marocco potete stare tranquilli: si respira la magia della cultura araba ma nel rispetto delle diverse culture!

Raccontaci di alcune esperienze in Marocco che ti sono rimaste nel cuore

Se dovessi rispondere in modo completo a questa domanda, mi ritroverei finalmente con il mio primo libro in mano. Qualsiasi esperienza vissuta in questo Paese ha rubato uno spazio nel mio cuore, da Marrakech ai territori di Dakhla (luogo che consiglio agli appassionati di kitesurf), dalle notti nei bivacchi nel deserto aspettando l’alba fino alla imponente moschea sul mare di Casablanca. Ma Fès… Grazie alla mia guida e alla mia permanenza di una settimana (presi un volo con Air Arabia da Roma, ma ahimè è stato tolto) ho avuto l’occasione di sentirmi a casa e di conoscere i luoghi più autentici della città. Il ricordo più caro è legato a un uomo anziano che gestisce nella medina una piccola bottega di tè, che prepara con un rituale tutto da guardare. Frequentando spesso questo “cafè” dove il tè è arricchito di tante erbe aromatiche, un giorno il gestore mi chiede di accompagnarlo a consegnare alcune bevande “take away”; passeggiando per le vie della città in sua compagnia mi sono ritrovata improvvisamente accolta dalla comunità, tutti mi salutavano con il sorriso e mi sentii parte di una grande famiglia. Un’altra esperienza del genere la ebbi una sera mentre ero seduta in una piazza ai margini della Medina. Dovete sapere che al crepuscolo d’estate, non essendoci in casa i condizionatori, gli spazi all’aperto diventano luoghi di aggregazione per le donne e i bambini (gli uomini, invece, si riuniscono nei bar). Mentre mi riposavo dopo una lunga giornata a caccia di storie per il mio reportage, mi ritrovai circondata da bambini che mi intrattenevano con le loro acrobazie sui monopattini. La cosa che mi stupì e che mi emozionò di più fu un bambino che, non vedendomi più seduta sulle gradinate, mi rincorse mentre me ne stavo andando per salutarmi. Un’ultima cosa: il soggiorno in Marocco è solo nei riad. Il fascino di queste antiche case andaluse con le maioliche e la fontana nel cortile non ha rivali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qual è stato il reportage più emozionante per te?

Premetto che sono una persona che si nutre di incontri quindi amo viaggiare anche in compagnia e il reportage di cui vi parlerò è stato infatti un viaggio alla scoperta della Croazia in compagnia di Ale di Blasio, un fotografo, a cui ora voglio un gran bene. Ale è un ragazzo abruzzese che avevo precedentemente intervistato per un libro fotografico. È stato durante un caffè a Milano dove vive ormai da anni, che mi è venuto in mente di proporgli di partire con me per un reportage di Travel. Inizialmente era molto titubante: non ama le blogger che sparano pose cambiando mille abiti tra una location e l’altra (non sono il tipo ma che ne poteva sapere), ma soprattutto lui è principalmente specializzato in fotografie di nudo artistico. Alla fine però ha accettato e direi che non si è pentito. Anzi, ci siamo così trovati che tornati dalla Croazia abbiamo deciso di partire per il Marocco. A Fès è stato una sorta di battesimo per lui che non era mai uscito dall’Europa prima. Sentendomi subito a casa, sono riuscita in poche ore a trasmettergli tutta la mia passione per quel posto e ne è uscito alla fine dei miei reportage migliori! Da questa esperienza io invece mi porto a casa un bell’insegnamento, ovvero che la fotografia si basa su un rapporto di fiducia per niente scontato o immediato: infatti se notate gli scatti in Croazia sono sempre ritratta di spalle; solo in Marocco le cose sono andate diversamente.

 

Grazie Sabrina per aver condiviso con noi la tua e le tue esperienze!

Le foto che avete visto sono state scattate dal bravissimo fotografo Ale di Blasio, complimenti!

Vi ricordiamo che, se volete contattare Sabrina, volete ispirazioni e consigli per il prossimo viaggio in Marocco o volete seguire le sue avventure, potete trovare il suo sito  qui 

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le le stesse esperienze di Sabrina?

Visita il sito!

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