Cucina e Viaggi con Nadia

Abbiamo intervistato Nadia, autrice del blog la cucinadinadia.it che ci ha raccontato delle sue esperienze e delle sue idee sul mondo travel legato a quello della cucina.

 

 

Racconta un po’ di te e del tuo blog

il mio nome è Nadia Malpassi.

Ho sempre avuto la passione per il buon cibo. La cucina è sempre stata il fulcro della nostra casa: appena possibile mio padre ha letteralmente buttato giù una parete per renderla più ampia e assolutamente ben organizzata e questo in tempi non sospetti, cioè quando ancora il cibo non era mediatico come lo è ora! Mi sono sempre cimentata ai fornelli e quando ho cominciato a prestarmi per organizzare compleanni ed altri eventi per familiari e amici, mi sono resa conto che, perché no?, potevo trasformare il mio hobby, la mia passione in una vera attività. Così è nato lacucinadinadia.it grazie anche e soprattutto all’aiuto di un caro amico che con santa pazienza mi ha guidato sapientemente nella sua realizzazione.

Centinaia di ricette da me create e raccolte negli anni, preparate una per una e corredate da realistiche foto (ho dovuto imparare anche questo!) Negli anni (dal 2010 ad oggi) il sito è cresciuto; non solo ricette ma molto altro sempre intorno al cibo. Da qualche tempo anche il lavoro è aumentato: mi propongo come chef a domicilio, collaboro con un wine bar per delle serate a tema, tengo corsi di cucina amatoriale per adulti, bambini sia italiani che stranieri, ho avuto la fortuna di studiare lingue e di viaggiare molto in gioventù. Inoltre da quattro anni partecipo ad un progetto ad inclusione sociale dell’Accademia di Francia a Roma: passo alcune giornate nella Casa Circondariale femminile Rebibbia e con le ragazze prepariamo letteralmente migliaia di barattoli di marmellata di melangoli provenienti da Villa Medici a Roma, sede dell’Accademia presso la cui boutique vengono vendute agli ospiti. E sono orgogliosa anche di aver aiutato una grande persona e cara amica a far nascere Hummus Town, uno specialissimo catering (sempre ad inclusione sociale) che vede protagonisti ai fornelli rifugiati siriani. Insomma, cucina si ma il sociale per me è molto importante!

 

Come scegli le tue mete di solito?

Come accennato adoro viaggiare. Diciamo che generalmente scelgo mete culturali, città d’arte. A 22 anni feci un viaggio in oriente, una borsa di studio dell’Ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede di Roma. Eravamo 100 ospiti da ogni parte del mondo. Trenta giorni a stretto contatto mi ha dato la possibilità di stringere tante interessanti amicizie e per anni ho viaggiato soggiornando come ospite in famiglia. Questo mi ha fatto capire che per me viaggiare voleva dire vivere non solo il luogo ma la quotidianità della famiglia del paese visitato, per conoscere a fondo la sua cultura. Ancora oggi la propensione è per quei paesi dove ho una conoscenza.

 

Quale legame esiste tra viaggi e cucina secondo te?

Un fortissimo legame per me! Hai idea di quanto sia diverso il sushi del miglior ristorante con quello preparato in casa? Enorme! E questo vale anche per la cucina del resto del mondo. In Svezia non mangiano solo salmone e polpettine con salsa di mirtilli! Se ho poco tempo sicuramente salto la visita al museo in favore del mercatino delle erbe o della fiera di prodotti km0 del luogo che visito. Preferisco andare nel ristorantino defilato che fa cucina tradizionale piuttosto che quello indicato nella guida Michelin. Rubo con gli occhi le mosse delle sapienti mano della nonna, mamma, zia di chi mi ospita che mi prepara il piatto nazionale. La cucina è comunque cultura. Una buonissima cultura!

 

Quali destinazioni ti hanno più colpito?

Sicuramente l’Inghilterra è una di queste. La prima meta che mi ha visto ospite in una deliziosa famiglia di Bath on Avon. Certo se parliamo di cucina la cosa si fa meno interessante ma ho conosciuto tanti ragazzi e ragazzi stranieri frequentando i corsi universtari. Ho trovato un feeling particolare con i Malesi. Forse perché la loro è un’ottima cucina, una delle migliori d’oriente. E forse è proprio questa la meta che mi è rimasta nel cuore, la Malesia. Ho vissuto in casa di diversi amici e partecipato a pranzi e feste familiari con cibi buonissimi naturalmente! Un’esperienza fantastica anche perché, e parlo del 1982, vissuta in un periodo in cui certe mete non erano così scontate e accessibili. La Malesia da pochi anni si era resa indipendente e tutto era così selvaggio e ultramoderno allo stesso tempo. Kuala Lumpur ricca di grattacieli ma attraversata da una fetta di jungla completa di animali esotici e liane! Fantastico! Tante spiagge incontaminate e chilometri di terreni coltivati a palma trees, e una quantità di banche internazionali da far paura. Grandi e affascinanti contrasti.

 

Durante un viaggio ti cali nel mood e nelle tradizioni del luogo?

Assolutamente si! (odio questo intercalare ma ora ci sta tutto!) Come ho già ampiamente raccontato per me è fondamentale toccare con mano la vita del paese visitato. Quindi ben vengano feste e fiere ma soprattutto usi e costumi che si possono rivelare appieno solo entrando in stretto contatto con la gente del luogo, possibilmente una famiglia.

Pensi che il nostro attaccamento per la cucina italiana sia un limite quando si viaggia?

Eravamo in Irlanda con tre amici. Dopo due, dico due giorni i miei compagni decidono che era ora di cercare un ristorante italiano. L’Irlanda non brilla certo per la sua tradizione culinaria ma hanno del pesce fantastico! Insomma loro hanno speso un sacco di soldi per un piatto di “spaghetti bolognese” stracotti e io due sterline per un magnifico piatto di ostriche e un trancio di salmone in crosta con una salsa che ancora cerco di rifare! Credo e spero che ormai siamo cresciuti anche in questo, siamo aperti a tutte le nuove esperienza, anche quelle del palato. All’estero bisogna essere furbi, mai cercare di mangiare italiano in un paese straniero!

 

 

Ringraziamo ancora Nadia per questa bellissima intervista. Vi ricordiamo che potete trovare il suo blog qui

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