Racconti in valigia:  “Non conta dove sei ma come stai”

Andiamo alla scoperta assieme a Laura, l’autrice del blog  Laura Carbone e del libro “Non mollare, cambia!”, del viaggio che le ha cambiato la vita: Laura vive da expat a Fuerteventura, e ha deciso di condividere con noi la sua storia, le sue scelte e le emozioni che questa isola le dà. Ci ha portato alla scoperta dell’isola e della popolazione locale… Se non avete ancora una meta per le vacanze, vi consiglio di prenotare un volo per Fuerteventura!

Ecco per voi la sua intervista:

Raccontaci qualcosa di te, del tuo lavoro, di come nasce il blog.

Sono Laura Carbone. Ho lavorato molti anni in una banca, dalla rete commerciale alla direzione generale, specializzandomi nella Customer Satisfaction e Gestione Reclami. Un bel giorno ho capito che il mio benessere emotivo non coincideva con quello economico, e ho scoperto che mi basta meno per vivere meglio. Dal 2013 vivo a Fuerteventura, dove ho trasformato le mie passioni in lavoro: mi occupo professionalmente di coaching, formazione aziendale, scrivo libri e articoli sul downshifting e insieme a mio marito realizzo il nostro sogno di trasformare una vecchia casa tipica canaria in “Alma Calma Hotel Rural”, una specie di agriturismo ecosostenibile. Il mio blog include sia articoli di crescita personale, sia brani con istruzioni e consigli su come visitare o trasferirsi a Fuerteventura. Il mio ultimo libro: “Non mollare, cambia!”, ora alla seconda ristampa, è una guida con esercizi pratici e consigli concreti per affrontare qualunque cambiamento.

“Non mollare, cambia”. Ti sei trasferita dall’Italia a Fuerteventura, come mai? Come è cambiata la tua vita?

Prima vivevo con la fretta, e in molte occasioni mi trovavo a sacrificare i miei valori umani per seguire regole nelle quali non mi riconoscevo. Era come se mi trovassi su una giostra, pensando di essere costretta a girare. Un bel giorno ho trovato il coraggio di scendere, e ho scoperto che posso muovermi al mio ritmo.

Fuerteventura mi regala la libertà di lavorare e vivere in armonia con i miei valori, ritagliandomi tempo per studiare, camminare sulla spiaggia, inforcare il body board e passeggiare nel deserto con Tiki, prodigioso incrocio tra cane e guru, che per mia fortuna ha scelto di vivere con noi.

Cosa ti piace di più di Fuerteventura? Come definiresti la popolazione locale?

Fuerteventura mi ha stregata con la sua bellezza ribelle, e mi ha insegnato la calma. Per me è un luogo magico, pieno di fascino, dove la natura ti costringe a continui bagni di umiltà perché dovrai cambiare i tuoi programmi in funzione del vento.

Mi ha conquistata con la sua indifferenza, la sicurezza in sé stessa, il fatto che non sia ruffiana, che non faccia la svenevole con il turismo di massa.

La amo per la sua capacità di stupirmi con paesaggi diversi e bellissimi, e per la sua tenerezza quando decide di offrirsi a me in giornate limpide e piene di luce.

Già dal primo giorno ho capito che per amarla devo accettarla così com’è, anche quando si sveglia di malumore e mi butta in faccia il suo vento (che mi impedisce di aprire la portiera dell’auto), o le sue onde alte e le sue correnti (che mi sfidano mentre nuoto), o la sua sabbia che mi si infila ovunque e a volte non riesco a togliere neanche sotto la doccia.

Il paradosso è che queste sue “bizze” da primadonna la rendono ancora più attraente ai miei occhi.

Mi è stato detto da molti:

“Fuerteventura non ha vie di mezzo. O la ami e non puoi fare a meno di lei, o la detesti e non vorrai tornarci.”

Sono pienamente d’accordo: non è un’isola per tutti.

Chi si aspetta stabilimenti balneari con ombrelloni infiniti e bar aperti 24 ore su 24, dove animatori ti spingono a fare acquagym, chi vuole stendersi su lettini che massaggiano, mangiando pastasciutte, sorseggiando cocktails e ballando giorno e notte, non sarà a suo agio a Fuerteventura.

Chi detesta sabbia e vento, chi si lamenta se le spiagge non sono attrezzate, chi vuole fare shopping in centri commerciali infiniti, chi non vuole uscire dal villaggio turistico, non gradirà quest’isola e probabilmente non ci tornerà.

 

Al contrario gli amanti dello sport, della natura, le persone capaci di apprezzare panorami mozzafiato dalla struggente bellezza, spiagge dove praticare infinite attività sportive, i curiosi disposti a provare saporiti cibi autoctoni a base di formaggio di capra, carne e pesce alla griglia, ameranno Fuerteventura a tal punto da tornarci molte volte.

 

I Majoreros, ovvero gli autoctoni, sono un popolo abituato alle “invasioni” sia di turisti, sia di persone che scelgono di trasferirsi nella loro terra.

Molti di loro mi ricordano i miei conterranei genovesi: all’inizio indifferenti, quasi diffidenti, poi smisuratamente generosi e con il cuore grande, pronti a regalarlo a chi manifesta umiltà e rispetto per loro e per l’isola.

Che consigli daresti ai nostri lettori che desiderano ricominciare la loro vita da expat a Fuerteventura?

– Per prima cosa ricorda che NON CONTA DOVE SEI, CONTA COME STAI. Tieni conto che un trasferimento e’ una cosa seria, non adatta a molte persone; per una coppia affrontare un cambio cosi’ radicale è estremamente sfidante.

Se non capisci e risolvi le cause del tuo malessere, questo ti seguirà ovunque tu andrai: per questo nel mio libro

“Non mollare, cambia!” ti spingo a farti domande, a svolgere esercizi per capire quale sia il cambiamento che realmente necessiti.

– Impara lo spagnolo e non pensare che “tanto gli italiani si fanno capire in tutto il mondo”. Parlare la lingua del luogo dove hai deciso di trasferirti è indispensabile per essere indipendente e non dover affidarti a intermediari, oltre ad essere  un doveroso e apprezzato segno di rispetto nei confronti del Paese che ti ospita.

– Esercita la pazienza: da queste parti difficilmente si osserva la puntualità!

– Non pensare di sapere già tutto solo perché hai letto qualche blog: rimani umile, flessibile e disposto a imparare dagli abitanti del posto!

Grazie Laura, per aver condiviso con noi la tua esperienza e per la tua energia. Espatriare è una scelta che può dare un risvolto incredibilmente positivo alla vita, ma è necessario farlo con consapevolezza, adattandosi ed integrandosi ai costumi locali.

Se volete maggiori informazioni su questo tema  o volete mettervi in contatto con Laura, vi lasciamo il link al suo sito qui

 

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