Racconti in valigia: Non ci si può preparare all’India

Il Panda oggi si unisce ai viaggi di Lucrezia, una esperta di viaggi, soprattutto amante dell’India! Lucrezia è inoltre autrice del sito Lo zaino di Lu, dove racconta ai suoi lettori dei suoi viaggi. Siete curiosi di sapere cosa ci ha raccontato?

Ecco per voi la sua intervista:

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog; Come nasce la tua passione per i viaggi?

Vi chiederete, cosa c’è in questo zaino? Tutto e niente.

Ci sono io, c’è il mio mondo, le mie cose. C’è quello che ognuno desidera nella vita, c’è quello che ognuno dovrebbe fare nella vita, c’è quello che la vita dovrebbe donare ad ognuno di noi.

Lo zaino è un luogo particolare, il luogo adatto per chi vuole volare, per chi vuole sognare, per chi vuole ascoltare il mare con le struggenti note degli squali balena o il canto della foresta con le urla degli orangutan del Borneo. Il mio zaino è un viaggio continuo, infinito e fantastico, da fare con il corpo o con la mente, e non è solo il frutto della mia fantasia, ne il tentativo di evadere dal quotidiano. Il mio zaino sono io, è il risultato di anni di viaggi verso i quattro angoli del mondo, è la parte più intima di me…

…ed è questa intimità che ho deciso di condividere, raccontando emozioni uniche e irripetibili, nella speranza che le stesse possano essere un aiuto per coloro che vorranno costruire e raccontare le proprie, nella speranza che le mie storie siano il trampolino per coloro che vorranno provare a volare da soli, nella speranza di indirizzarvi verso mete apparentemente impensabili, ma che, una volta raggiunte, vi riempiranno il cuore e vi solleveranno l’anima.

 

Mi chiamo Lucrezia Casu, ho 27 anni e vivo a Roma. Sono stata un’atleta agonista nel nuoto per circa quindici anni, con particolare riferimento al nuoto di fondo, probabilmente sono più i km percorsi a nuoto che quelli sulla terra ferma. Continuo ad occuparmi di nuoto in qualità di allenatore. Attualmente alleno tre squadre agonistiche, mi occupo di nuoto per disabili, svolgo l’attività di consulente nutrizionale sportiva e dato che volevo specializzarmi su qualcosa che non riguardasse l’acqua, sono anche un sub.Ho sempre avuto la passione per i viaggi e per la fotografia, passioni che mi hanno consentito di girare in lungo e in largo, passioni che mi hanno permesso di girare gli Stati Uniti, il Brasile, la Costa Rica e il Messico, dove ho nuotato al fianco degli squali balena. Ho visitato tutti i paesi europei, ho visitato l’India, l’Egitto e il Madagascar, dove ho avuto un fantastico incontro con le balene. Sono stata in Burkina Faso e ho esplorato la foresta del Kalimantan (Borneo) insieme agli orangutan, ho visto l’Indonesia e la Malesia,  Mi sono addormentata con l’ aurora boreale in Siberia e svegliata sulla muraglia cinese.

 

Raccontaci della tua esperienza in India! Cosa ti ha affascinato di più della cultura indiana 🙂

Un pomeriggio mi trovavo in salone, scorrevo l’indicatore del mouse sul desktop alla ricerca del mio prossimo viaggio, quando “inciampai”sul blog di una donna,Federica,  che tutt’ora ringrazio, dove parlava della sua esperienza in India, precisamente a Calcutta. Neanche il tempo di leggerlo tutto e avevo già deciso di partire l’ estate successiva.

Faccio il biglietto per tutto agosto e inizio a documentarmi su cosa mi sarebbe aspettato una volta lì.

“Cosa ti dice la testa?””Io non capisco cosa vai a fare lì” “Prenderai le malattie”

… se avessi dovuto ascoltare ogni volta il giudizio del prossimo a quest’ ora, probabilmente, sarei un’ altra persona, senza nemmeno uno zaino da riempire.

Premessa: potrai documentarti quando e quanto vuoi ma non sarai mai pronto all’India. E’ uno di quei paesi dove appena arrivi ti manca l’aria e già capisci che sarà una convivenza molto complicata.

1 agosto

atterrai nella capitale, da li ad una settimana avrei girato un pò: New delhi, Agra, Jaipur, Varanasi, per poi concludere il resto dei miei lunghissimi giorni a Kolkata, conosciuta come “la Città dell Gioia”, e vi assicuro che all’ impatto può sembrare il nome meno opportuno che gli si potesse dare.

“BENVENUTI ALL’INFERNO” è la prima cosa che ti passa per la testa, la prima sensazione che hai quando inizia a girare per le strade di Calcutta, ti senti catapultato in una realtà incomprensibile fuori da ogni immaginazione, vieni ingoiato da un caos quasi spaventoso, suoni e rumori assordanti fanno da colonna sonora ininterottamente, ed è proprio lì, che sta a te decidere se affrontarla o andare via.

I Marciapiedi sono stracolmi di persone avvolte in stracci, mendicanti di ogni tipo, bambini ,ignari di qualsiasi difficoltà che li attende, giocano nell’acqua stagnante delle strade, cani, vacche, topi e spazzatura, la strada è la stessa per tutti.

L’odore è insopportabile.

Con il passare dei giorni diventi immune alla povertà di questo posto. Devi spogliarti di ogni tua convinzione, abbandonare ogni tua abitudine e azzerare ogni pensiero, metterti a nudo completamente, ricominciare da zero, solo così potrai comprendere questo luogo appartenente ad un altro pianeta.

 

Prima di partire Avevo deciso di dare una mano come volontaria nelle suore di madre Teresa di Calcutta, e così mi assegnarono due strutture: la mattina un ricovero per ragazze con problemi di salute mentale e traumi fisici (Shanti Dan) e il pomeriggio una casa per moribondi (Nirmal Hriday).

Quest’ ultimo in particolare è un luogo magico, dove non ci sono confini e distinzioni e dove le lacrime sono di tutti. Il lavoro era semplice, aiutare come si poteva, cercando di rendere gli ultimi attimi di vita di quegli uomini e donne meno sofferenti possibile.

Sono stata ringraziata dalla donna che aiutavo a mangiare, son stata picchiata dalla donna che aiutavo a medicare le ferite ma non dimenticherò mai il sorriso della donna numero 53 (il numero del suo letto,) non ho mai saputo il suo nome. Era li rannicchiata in un angolo del letto con degli occhi grandi e neri che aspettava solo qualcuno che le facesse compagnia nella seconda metà del letto. Non parlavamo la stessa lingua, ci guardavamo negli occhi, ci accarezzavamo le mani, ed entrambi sapevamo che non ci sarebbe rimasto molto tempo insieme da trascorrere, la imboccavo, la pulivo e cantavamo insieme. Lei aveva bisogno me quanto io di lei.

Prima di andare via le feci una promessa, se mi avesse aspettato in vita la sarei tornata a trovare, e così è stato,l’anno successivo tornai in India. Lei era ancora lì, non più nella struttura dove ci siamo incontrate ma in una nuova e dove casualmente ero stata assegnata, non mi avrebbe mai riconosciuto ma io in cuor mio sapevo chi era e se in quel momento ero di nuovo li era anche grazie a lei.

Morì la stessa mattina del mio ultimo giorno di lavoro.

 

Molte persone mi chiedono cosa mi è rimasto dell’ india, è una domanda difficile a cui rispondere ma so che i miei occhi hanno ricominciato a sorridere, ti senti accettato per quello che sei e non per quello cha fai, è uno di quei posti dove si provano emozioni. All’ india Gli va dedicato del tempo, va capita e compresa, mente e cuore ed a quel punto ti farà scoprire il suo tempo migliore. E devi rassegnarti al fatto che una incontrata, sarà sempre un arrividerci, è quasi impossibile farne a meno.

Sul braccio sinistro ho tatuato un aquilone dove il filo alla sua estremità forma l’India  geografica, sapete perche?

Perché se riesci a distogliere lo sguardo da terra, ti accorgerai che in cielo si intrecciano i fili degli aquiloni dei bambini… i colori dell’anima.

 

Grazie a Lucrezia, per la sua disponibilità e per i suoi consigli, per averci fatto scoprire la bellezza di questo fantastico paese, anche attraverso le tue bellissime foto!

Vi ricordiamo che se volete maggiori informazioni su questo tema o volete contattare Lucrezia, vi lasciamo il link al suo blog qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Lucrezia?

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