Racconti in valigia: L’espatrio, un viaggio senza fine

Quante volte vi è capitato di dire “Basta, mollo tutto e parto!”? Vivere da expat permette di ricominciare, di scoprire nuovi luoghi e culture, di conoscersi più a fondo e di crescere e imparare ogni giorno. E’ un viaggio, dentro noi stessi, che richiede motivazione e pazienza.

Abbiamo intervistato per voi Claudia, che ha una esperienza quasi trentennale come expat: ha vissuto in Africa, America Latina, Medio Oriente, Europa e Asia e ora (momentaneamente ?) si trova in Svizzera. Claudia ogni giorno tramite il suo omonimo blog Claudia Landini, aiuta futuri expat a trasferirsi ed essere felici.

Il resto lo scoprirete nell’intervista, non vogliamo svelarvi troppi dettagli!

Siete curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato? Ecco per voi le sue parole

Raccontaci un pò di te, del tuo lavoro, e dei tuoi blog;

Sono nata e cresciuta a Milano, e a 27 anni ho cominciato la mia vita all’estero. Ho vissuto in vari paesi d’Africa, in America Centrale e Latina, Medio Oriente, Sud-Est Asiatico e attualmente sono a Ginevra. Dopo aver lavorato inizialmente a fianco di mio marito nella Croce Rossa Internazionale, mi sono messa in “pausa maternità”, pausa che è durata 15 anni… Per il lavoro di mio marito ci spostavamo in paesi complessi, e volevo essere a piena disposizione dei bambini, per seguirli al meglio. Quando mi sono reinventata professionalmente ho usato tutta l’esperienza di vita all’estero accumulata. Sono diventata formatrice interculturale e coach e mentor per espatriati. Grazie alla piattaforma di espatrio al femminile, Expatclic.com, che ho creato nel 2004, sono all’ascolto di una grande quantità di espatriate, e questo, unito alla mia esperienza diretta di vita all’estero, è un grande vantaggio per la mia professione. I miei clienti sono espatriate (e qualche espatriato) che hanno bisogno di una mano a reinventarsi professionalmente, o a definire meglio il loro progetto d’espatrio. Oppure manager e le loro famiglie in arrivo in nuovi paesi, che vogliono cominciare con il piede giusto con una formazione nelle dinamiche interculturali. Il mio lavoro, oltre ad essere fonte d’immensa soddisfazione per me perché mi permette di mettere a frutto l’esperienza diretta di una vita che ho adorato, è anche il carburante che alimenta tutti i miei progetti, troppi da menzionare qui, e sono comunque tutti collegati a Expatclic.com, piattaforma di supporto a espatriate in tutto il mondo, attraverso articoli, informazioni pratiche, podcast, iniziative varie sull’espatrio.

30 anni da expat. Come sono iniziati? Come hai fatto a trasferirti ed abituarti ai nuovi luoghi? Quale tra quelli che hai visitato ti hanno impressionato maggiormente?

Sono iniziati per amore, volevo costruire una vita con l’uomo di cui mi ero innamorata, e che lavorava all’estero. Ho deciso di seguirlo in questo tipo di vita e mai decisione è stata più azzeccata. Non tornerei indietro per niente al mondo e non mi pento di un solo giorno vissuto in espatrio.

Abituarmi a nuovi contesti culturali non è mai stato un problema. L’eccitazione della scoperta (che si è poi amplificata quando sono arrivati i miei due figli) mi ha sempre motivata profondamente. Certo, in alcuni periodi le problematiche tipiche di una vita molto mobile (doversi reinventare sempre da zero, ricrearsi amici nei nuovi paesi, la famiglia lontana, etc.) s’incrociavano a paesi più complessi. In alcuni magari era una complessità più strutturale (mancanza d’energia elettrica, d’acqua, di strutture sanitarie adeguate), in altri più sociale, come a Gerusalemme, dove la situazione politica è durissima.

E’ stata sicuramente Gerusalemme ad impressionarmi di più, anche se scoprire le realtà di alcuni paesi africani all’epoca è stato uno shock culturale non indifferente.

Quali sono le maggiori differenze che hai riscontato nelle culture di questi paesi Africa, America Latina, Medio Oriente, Europa e Asia?

Innanzitutto bisogna tener conto del fatto che ho vissuto in paesi diversi in epoche diverse. In Africa ero molto giovane e piuttosto inesperta, forse oggi guarderei all’esperienza con altri occhi. Comunque per restare molto sulle generali, posso dire che Sudan, Angola, Guinea Bissau e Congo Brazzaville mi hanno tutti conquistata per la loro immediatezza. Queste culture africane sono calde e avvolgenti, e t’insegnano tantissimo perché la gente che incontri deve davvero lottare per tante cose che noi diamo per scontate. L’America Latina ha mantenuto una certa freschezza, secondo me. A volte, vivendo in Honduras e in Perù, avevo l’impressione di essere in un grande campo giochi. C’è una certa ingenuità in alcune culture latinoamericane, che le rende molto affascinanti e accessibili. Il Medio Oriente che ho conosciuto io è dominato da problemi politici troppo grossi, e tutta la percezione delle culture della zona per me è stata influenzata dalla mia lettura di questi problemi. Le culture asiatiche, come avevo sempre immaginato, sono le più complesse e difficili da penetrare tra quelle con cui sono entrata in contatto. Oltretutto sono pericolosamente minacciate da uno sviluppo davvero selvaggio. E l’Europa…è interessante, dopo tutti questi anni passati in culture così distanti. La Svizzera la sto ancora scoprendo. Per ora quello che prevale è il sollievo di vivere in un luogo facile sotto molto punti di vista, anche se mi rimane sempre un po’ la sensazione amara che in Europa si viva troppo comodi per potersi rendere conto di quello che attraversano altre popolazioni a questo mondo…

Quali consigli daresti a chi vuole espatriare? Quali sono le caratteristiche caratteriali che vanno sviluppate al fine di garantire una esperienza di expat positiva? A cosa bisogna essere pronti?

Innanzitutto consiglio di chiarirsi bene quali sono le motivazioni che spingono all’espatrio, e di tenerle sempre a mente, soprattutto quando ci si trova ad affrontare delle sfide che sembrano più grandi di noi. Sicuramente bisogna partire con mente aperta, ma di solito questo è un requisito che chiunque decida di espatriare porta con sé. Ci vuole pazienza, tanta. Perché l’espatrio ti forma pian piano, è un viaggio senza fine, e ogni tappa porta cambiamenti diversi – alcuni molto palesi, altri che si manifestano pian piano. Ci vuole tanta pazienza per capire e accettare che le culture non funzionano tutte allo stesso modo, e per crearsi delle routine in contesti diversi e sconosciuti. Motivazione, pazienza ed entusiasmo sono secondo me gli ingredienti principali da mettere in valigia nel primo espatrio. Col tempo verrà anche la flessibilità e la capacità di relativizzare, che diventano skills importantissime non solo per continuare il viaggio in espatrio, ma in tutte le sfere della vita.

Grazie  Claudia per aver condiviso con noi la tua storia, le tue esperienze ed emozioni come expat,  per averci fatto provare tramite le tue parole il brivido, l’eccitazione e l’adrenalina della scoperta continua di nuovi luoghi e culture, ma anche l’importanza della motivazione, determinazione e pazienza.

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sulla sue esperienze da expat, o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Claudia?

Visita il sito!

 

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