Racconti in valigia:  La cucina rappresenta l’identità di un luogo

Continuiamo la settimana con una intervista golosa per il Panda: la componente del viaggio enogastronomica è per lui fondamentale, per conoscere, capire a fondo la cultura e le tradizioni dei luoghi che visita.

Anche Laura, l’autrice del food blog Ricette e Vicende, concorda con il Panda: per lei la cucina, i sapori, sono un mezzo con cui si rivela l’identità dei luoghi. Ci ha raccontato di quello che è per lei il legame tra viaggio e cucina, curiosi?

Ecco per voi le sue parole:

Ci racconti un pò di lei e di come nasce il suo blog;

Ho cominciato ad abitare il web trovando una mia personale dimensione nel binomio di due parole “Ricette e Vicende”: entrambe hanno dato vita all’avventura di un food blog in cui cibo e racconti sul cibo si alimentano l’uno grazie  all’altro senza soluzione di continuità.

Forse senza una ricetta a portata di mano, otto anni fa, non sarei riuscita a dare forma a tutto un potenziale che sentivo inespresso e di cui il cibo è diventato, banalmente, il motivo scatenante.

Cosa significa per lei la cucina? Come nasce l’ispirazione per un nuovo piatto? Crede che il viaggio possa divenire una fonte d’ispirazione?

Ho sempre considerato la cucina un ‘luogo’ famigliare e cioè lo spazio in cui chiunque gravitasse, anche se solo di passaggio, poteva considerarsi in un attimo ‘di famiglia’.

E proprio di amicizie fraterne e parentele acquisite ho sempre immaginato fosse il cibo a creare tutte le possibili relazioni di scambio, anche quando non ci si ritrovava tra consanguinei.

Il bisogno di esaltare lo straordinario dell’ordinaria quotidianità  rappresentata dal cibo nasce da un’ispirazione molto vicina a quella di raccontare un viaggio: in entrambi i casi ciò che si ha la fortuna di vivere è un’esperienza che ora promette l’incontro con nuovi mondi, ora consente il ritrovamento di luoghi intimi di provenienza, forse rimossi, forse solo dimenticati.

Crede che dalla cucina di un paese si possa dedurre qualcosa sulla sua cultura ed identità? C’è un paese  che la affascina particolarmente dal punto di vista culinario?

Soprattutto dalla cucina è possibile ricavare l’identità dei luoghi, come quella delle persone che sono luoghi a loro volta.

Ecco perché quando viaggio in Italia penso ad ogni regione o singola città con un particolare sapore identitario: Roma ad esempio nella sua generosa concentrazione umana non può che essere sapida come il guanciale della maggior parte dei suoi piatti forti; allo stesso modo una volta Sorrento una mi è sembrata ruvida dalla parete rocciosa del suo belvedere e profumata nell’aria proprio come la scorza dei suoi limoni.

Ma se penso ad un paese che mi affascina particolarmente dal punto di vista culinario, direi di amarli tutti e soprattutto tutti quelli in cui ritrovo calchi e sapori  agrodolci del mio Abruzzo.

Se il viaggio dovesse venire da lei, ovvero se dovesse ospitare dei turisti stranieri a cena, quali ricette preparerebbe loro per fargli assaporare il gusto della cucina italiana?

E allora se dovessi offrire un viaggio ai miei ospiti, molto probabilmente di tanta cucina italiana a disposizione sicuramente non esiterei a raccontare della mia terra e della sua duplice anima di mare e monti.

Stuzzicherei l’appetito con assaggi di pizza scima accompagnata da una selezione di formaggi di diversa stagionatura e ventricina vastese.

Senza parsimonia né dubbi sulla questione, userei il peperone dolce di Altino, per ottenere gnocchi di acqua e farina di un bel rosso fiammante e che in gran parte della zona Frentana sono noti ai locali con il nome di ‘raffiche’.

A costo di sembrare ripetitiva come un Abruzzese può sembrare in questi casi, non esiterei a proporre l’aspetto selvatico ed essenziale della Maiella e del Gran Sasso con i noti arrosticini di pecora: perché non offrirne ad un forestiero di passaggio nei borghi dell’entroterra, sarebbe un atto di scortesia.

Il dolce sarebbe fritto e ruffiano raccogliendo gran parte delle materie prime di cui l’Abruzzo è un gran produttore: mosto, marmellata d’uva, mandorle, olio e trebbiano d’Abruzzo sarebbero gli ingredienti necessari per offrire dei caggionetti teramani, semplicemente perché sono buoni e basta.

Come digestivo sono molti i liquori che si contendono i miei stessi natali tra cui Aurum, Centerba e Ratafià, ma io offrirei senza esitazione una genziana amara e con poche riserve di dolcezza solo per chi è in grado di intenderla: perché certi aromi, proprio come alcuni luoghi, si rivelano solo a chi ha l’incondizionato gusto del viaggio.

Grazie Laura, per averci aperto le porte della tua cucina e daverci portato in questo viaggio enogastronomico nei sapori e nell’identità delle città d’Italia!

Vi ricordiamo cari lettori che le foto che avete visto sono tratte proprio dal suo blog, vi è venuta fame no? Vorreste essere invitati da Laura per una cenetta a base di piatti tipici abruzzesi? Lo so,  anche io e il Panda!

Se volete ispirazioni per la prossima cena o volete mettervi in contatto con Laura, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Laura?

Visita il sito!

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