Racconti in valigia: Il viaggio per conoscere e conoscersi

Assieme a Francesca, psicologa e autrice del sito Francesca Fontanella psicologa abbiamo scoperto come il viaggio non solo può aiutarci a livello psicologico, ma permette anche di conoscere sé stessi.

Ecco le parole di Francesca:

Raccontami un po’ di te e del tuo blog

Nel 1979, in una mattina innevata di novembre, sono nata a Belluno. Mi hanno chiamata Francesca. Ricordo che a 13 anni, durante un corso di teatro, mi chiesero se mi piacesse il mio nome e la domanda mi colpì: non ci avevo mai pensato! Oggi posso dire che, sì, mi piace: ha un suono dolce, che rotola e poi fruscia e mi ricorda un poco il suono dei torrentelli. Ora, questa cosa può far sorridere perché, con l’acqua, ho a che fare anche per il mio cognome, Fontanella. Un cognome zampillante, mi dicevano a scuola, facendo un’analogia con il mio temperamento vivace. Liceale classica di formazione, per diversi anni ho lavorato in ambiti tra loro molto diversi, continuando a reinventarmi, fino alla scelta di iniziare il percorso universitario in psicologia. Oggi ho uno studio fisico a Rovereto, in provincia di Trento, cittadina storica, con rimandi moderni. Ho, anche, uno studio virtuale! In pratica, svolgo le consulenza anche online, via Skype, offrendo la possibilità di scegliere i miei servizi professionali a chi vive all’estero o in altre città italiane, oppure a chi viaggia per lavoro e non sa mai bene dove si troverà.

Il lavoro online mi ha stimolata ad inaugurare, nel 2016, il mio blog, sottotitolato “Psicologia Creativa a Trento e Online”. Il blog è aggiornato ogni settimana con articoli (scritti direttamente da me) che hanno l’obiettivo di raccontare la psicologia in modo semplice,  vivace – zampillante, per tornare a qualche riga fa -. Credo nella divulgazione, nell’informazione accessibile e per questo i miei articoli coniugano la parte scientifica alla parte creativa della psicologia, per raggiungere agevolmente chi già ne sa e chi, invece, vuole capire meglio come funzionano emozioni, pensieri, comportamenti e relazioni.

Cosa ne pensi del viaggio come esperienza?

In psicologia ci si diletta a fare un distinguo tra contenuti e processi. Il viaggio, a mio avviso, va vissuto come un processo. Il processo di “viaggiare”, che implica un movimento – fisico e/o mentale -, una partenza, dei passi, una direzione, una meta e che si fa ricorsivo, perché ogni meta può diventare una nuova partenza.

Mi piace pensare il viaggio come uno spazio di riconnessione con i propri valori e con se stessi, come nelle più vecchie tradizioni letterarie. Qualche volta si parte senza mappa e poco equipaggiati, altre volte si ripassa su territori conosciuti con nuovo equipaggiamento, ricordi e sicurezze. L’esperienza del viaggio contiene molteplici esperienze, come se ogni viaggio ne contenesse molti altri piccoli, sullo stile della matrioska. Il viaggio per intero riesce bene se ci si concede di valorizzare ogni singola, piccola, parte.

Questo principio vale per un viaggio che dura mesi, una settimana, un weekend o della grande esperienza di viaggio della vita: qualche luogo sarà fantastico, in qualcuno non vorremo tornare più. Parafrasando John Muir, di tutti i sentieri che percorrerai nella vita, sii certo che alcuni saranno polverosi.

Come pensi che il viaggio possa aiutare le persone?

Di tutti i benefici fisici, psicologici, culturali, relazionali che il viaggio offre, ve n’è uno che amo in particolare: l’affascinante possibilità di integrare libertà e controllo. Questi due contenuti, cari alla psicologia, faticano di solito a trovare spazi di coabitazione. Il viaggio è uno di questi rari spazi. Nel viaggio trovi struttura, organizzazione, pianificazione, scelta di mete e di mezzi di trasporto, ricerca di vitto e alloggio, ma, anche, tempi dilatati, momenti di disimpegno, occasioni di avventura e di sperimentazione.

In questo senso, il viaggio è adatto a chi ama controllare e a chi ama la libertà; a chi cerca di aggiungere controllo nella sua vita  e a chi vuole aumentare la libertà. Produce equilibrio tra questi due poli all’interno di un contesto piacevole e di amore verso se stessi.

Il viaggio può essere un modo per conoscere se stessi, vedersi sotto un altro punto di vista o cambiare il modo in cui percepiamo l’ambiente circostante?

Sì, è così. Tuttavia, se lo si vuole. Intendo dire che non c’è una correlazione diretta tra il viaggio e  il cambiamento, ma serve, in mezzo, un mix di consapevolezza e attenzione. Per ottenere un cambiamento rispetto ai propri punti di vista e percezioni è necessario notare i propri comportamenti nel viaggio e quelli degli altri; usare curiosità nei confronti di novità ambientali e culturali; accogliere le differenze e le similitudini; scegliere di integrare le nuove conoscenze al proprio modo di vivere.

Per dirla facile, il viaggio è un ottimo strumento di conoscenza e cambiamento se si sceglie di valorizzarlo come tale. Un modo comodo è goderne senza aspettative. Prendere ciò che c’è è amare la vita e offre una guida ad amare se stessi.

 

Grazie Francesca per i tuoi consigli e per averci spiegato come il viaggio può essere visto anche da un punto di vista psicologico, vi lasciamo il link al suo sito qui

Sei un viaggiatore? Vuoi provare a viaggiare e vivere le stesse esperienze di Francesca?

Visita il sito!

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