Racconti in valigia: dall’Italia agli States alla scoperta della Grande mela

Oggi il Panda ha intervistato per voi Claudia, autrice del blog  Un’alessandrina in america  nel quale racconta ai suoi lettori la sua storia e le sua esperienza da expat negli Stati Uniti. Con lei scopriamo il suo viaggio nella Grande Mela, una meta molto ambita. Siete curiosi di scoprire cosa ci ha raccontato?

Ecco a voi le sue parole:

 

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Vivo negli Stati Uniti da più di venti anni. Ho vissuto a Pittsburgh e ora a Milwaukee. Mi sono trasferita dall’Italia per seguire mio marito, italiano, a cui la sua azienda aveva offerto di ricoprire un ruolo qui negli  Stati Uniti. Doveva essere una esperienza temporanea per la carriera per poi tornare in Italia, invece siamo rimasti. Abbiamo una figlia ormai adulta e la nostra vita è qui. Torniamo in Italia almeno due volte all’anno per stare con le famiglie e gli amici, ma non credo torneremo mai a viverci stabilmente.  Il mio blog inizia in modo totalmente casuale. Anzi all’inizio non c’era neanche un blog. Nel 2013 una testata online della mia città, Alessandria News, mi chiese di scrivere un reportage settimanale dagli Stati Uniti. Ogni domenica avevo la mia colonna con le storie di Un’alessandrina in America. Così mi avevano chiamata loro. Le mie storie parlavano di abitudini diverse di vita, cultura, curiosità, figli ed educazione, ma erano scritti per i miei concittadini, cioè parlavo agli alessandrini, facendo molti riferimenti nei miei articoli alla mia città di origine. Ho scritto per la testata per 4 anni e ancora collaboro saltuariamente con loro. Presto però mi sono resa conto che parlare di argomenti che potessero interessare i miei concittadini che leggevano il giornale, mi cominciava a stare stretto e, spinta da un’amica che si era appena trasferita a Milwaukee e che avevo conosciuto proprio tramite il suo blog, a quel punto ho deciso di aggiungere alle mie storie domenicali anche tanto altro. E sono ancora qui dopo quasi 6 anni di blog a scrivere, divertendomi molto a raccontare di questo grande paese a chi lo vuole scoprire per venirci in vacanza, per trasferirsici o anche solo per curiosità.

 Come hai affrontato le difficoltà legate al trasferimento oltreoceano?

Quando mi sono trasferita io internet era agli albori e non esistevano i social media. Durante il mio primo anno americano non credo neanche di aver avuto il cellulare: che poi  i cellulari davvero allora servivano solo per telefonare e figuriamoci se con quelli si poteva parlare con l’Italia. All’inizio mi sono sentita un po’ sola, non posso negarlo. Mi mancavano le persone che avevo lasciato in Italia, ma non ho mai avuto dubbi di aver fatto la scelta giusta. Per noi due come coppia poi è stato  come essere in una seconda luna di miele: la nostra complicità è cresciuta con questa esperienza di vita e ci ha avvicinati molto. Mi sono trasferita con molte poche informazioni su dove mi sarei trovata. Avevo una guida turistica, mappe per girare la citta` sempre con me per non perdermi, ma con una buona dose di incoscienza ed un inglese approssimativo mi sono subito buttata nella mia nuova vita americana. Forse ho affrontato tutto serenamente perchè tutto era una novità. Adesso si parte e si sa tutto. Forse si conosce troppo? Si è meno elastici ad affrontare gli imprevisti. Comunque sono anche stata fortunata perchè non mi sono mai sentita giudicata e ho sempre trovato persone che si sforzavano di capirmi e di aiutarmi: che fossero la cassiera del supermercato o il vicino di casa.

 

 Hai qualche consiglio pratico per chi vuole trasferirsi o viaggiare negli States?

I miei consigli sono sempre di non partire con preconcetti e ricordarsi che si va “ospiti” a casa di qualcuno. Siamo noi che ci dobbiamo adattare agli usi e costumi americani, non sono loro che si devono adattare a noi. Gli USA sono un paese dove si vive bene, ma gli americani sono diversi dagli Italiani e bisogna capire come funziona la vita qui prima di giudicare e sputare sentenze. Ci vuole molta umiltà e mai mettersi in cattedra. Se si continua a fare paragoni tra l’Italia e gli USA rimpiangendo quello che si è lasciato indietro, senza adattarsi al nuovo si può solo vivere male. Nel mio blog parlo molto  delle differenze tra i due popoli, di culture shock, di errori da non fare e mi fa tanto piacere che siano i post sempre più letti.

 

Raccontaci della tua esperienza nella Grande Mela!

Questa è una richiesta che potrebbe ricevere una risposta lunga pagine. Su New York c’è tantissimo da dire. La mia esperienza nella Grande Mela è evoluta con il tempo. Non vivo a New York, ma a New York ci sono stata innumerevoli volte. Ora, da un anno, ci vive mia figlia, che si è trasferita lì per lavoro dopo la laurea. Da un anno ci vado appena posso per poter stare con lei, lavoro permettendo.  È una città affascinante che ogni volta si mostra nuova. La giro ormai con facilità, sia a piedi che con i mezzi, ma, e lo dicevamo proprio qualche settimana fa, mentre eravamo sedute in una delle innumerevoli piazze alberate che spuntano tra i grattacieli, ci vuole tempo per ricreare l’immagine unitaria di New York che vediamo sulla mappa, nella propria mente e orientarsi senza dover guardare il GPS.  Mi spiego: si visita New York e si vuole vedere giustamente tutto. Si va a Soho, si visita Mid town, si va al Met e poi al Financial district, si salta da un angolo all’altro e per questo motivo quasi sempre si prendono i mezzi per accorciare le distanze ed i vari quartieri rimangono entità isolate. Solo con il tempo e camminando si riuniscono i punti di questa metropoli immensa. Ecco secondo me il segreto per capire questa città, i suoi quartieri così diversi, ma anche la sua gente è quello di camminare, con gli occhi non solo rivolti all’alto, ma anche a livello strada.

Per il mio blog, che come avrete già capito non è solamente un blog di viaggi, ho scritto e non ho ancora finito di farlo, parecchi post su New York. Ormai ho i miei luoghi preferiti, alcuni li ho ritrovati, altri li ho scoperti.

Ho amato moltissimo il Financial district del prima del crollo delle Torri Gemelle. Era la prima volta che andavo a New York e mi ricordo come mi avesse colpita la vita sotto gli alberi delle piazze intorno ai grattacieli: c’erano vecchietti che giocavano a scacchi, persone che leggevano.  Infatti quando successe l’11 settembre, quell’immagine di pace e serenità così viva nella mia mente rese ancora più scioccante quello che passava in TV. Dopo anni di vuoto e buio, ora il Financial district è di nuovo vivace e pieno di vita, ma è comunque un luogo dove basta avvicinarsi alle vasche e il rumore della città svanisce. Rimane il silenzio di un luogo dove sono morte troppe persone. Continuo ad amarlo. Ci torno tutte le volte che vado a New York: mi avvicino alle vasche, appoggio una mano sul granito nero, tocco il nome di una delle vittime e rifletto chiudendo gli occhi.

Adoro però anche Chelsea ed il Meat packing district, con le sue gallerie, i musei,  i murales e la High Line. Mi piace questo incredibile recupero che ha trasformato un luogo di magazzini in uno dei più vivaci quartieri della metropoli. Ho ritrovato in casa la guida turistica che usammo quando visitammo NY la prima volta. Chelsea e il Meat Packing district non sono neanche nominati! Chelsea però è anche il quartiere delle vie alberate con le case che probabilmente solo 20 anni fa, chiunque si sarebbe potuto permettere di comprare ed ora hanno prezzi inavvicinabili. Insomma mi piacciono anche i suoi contrasti.

Torno sempre volentieri a Soho e cerco di visitare o tornare a visitare un museo diverso ogni volta che vado a NY, non ho ancora finito di scoprirne di nuovi.

Non è tanto che ho scoperto Brooklyn, il quartiere dove abita mia figlia. Certo che anche Brooklyn non può essere rappresentata da Dumbo o Brooklyn Heights: è una città dai mille volti, dove convivono etnie e religioni diverse. Ci sono le zone trendy come Williamsburg o decisamente ricche come Brooklyn Heights e quelle povere che però stanno subendo un netto fenomeno di gentrificazione. Ci sono i suoi giardini Botanici ed il suo bellissimo museo, i grattacieli della downtown e come contrasto le casette e i dollar store. Insomma anche lì bisogna grattare la superficie per capire dove si è. E lo stesso si può dire dei Queens o di Harlem. New York non è solamente Manhattan.

Viverci poi non è come esserci da turisti. A mia figlia ci vogliono 45 minuti di metropolitana per arrivare al lavoro ed è una vita stancante.  Un’amica le ha detto che si diventa newyorkesi se si sopravvive due anni nella Grande Mela. Molti non ce la fanno anche economicamente a sostenere questa vita: New York è anche una città cara. I prezzi sono molto più alti ( anche quelli dei beni primari) che da noi. Non per niente la paga oraria base a NY mi sembra  sia 15$, mentre a Milwaukee forse ora sfiora gli 8$.

New York offre tanto,ma chiede anche tanto.

Questo è vero non solo per New York, tutti gli USA sono così. Certo a New York i contrasti certe volte sono come un pugno nello stomaco, nelle città più piccole sono meno evidenti.

Bisogna quindi tenere sempre conto delle varie anime della società americana e delle sue forti contraddizioni. Questo però è vero per ogni posto del mondo dove si va. Ci vuole tanto tempo prima di poter  dare un giudizio: io dopo più di 20 anni non sono ancora giunta ad un giudizio definitivo, perchè molte volte questa società mi coglie ancora di sorpresa. E questo è vero sia in senso negativo che positivo.

 

 

Grazie Claudia per averci raccontato di te e  per averci portato alla scoperta del tuo viaggio, fornendoci dei preziosi consigli per quando ci andremo! Il Panda già prepara la valigia!

Vi ricordiamo che tutte le foto che vedete sono tratte proprio dal suo blog

Quindi, se volete avere maggiori informazioni su di lei, sui suoi viaggi,  o volete contattarla, vi lasciamo il link al suo sito qui.

Sei un viaggiatore? Vuoi vivere le stesse esperienze di Claudia?

Visita il sito!

 

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