Racconti in valigia: Cuba, un paese dalle mille contraddizioni

Oggi il Panda ha il piacere di intervistare Laura, travel addicred e responsabile del blogRuberry , nel quale racconta ai suoi lettori delle sue esperienze e dei suoi viaggi. Curiosi di sapere cosa ci ha raccontato?

Ecco per voi la sua intervista:

Raccontami qualcosa su di te e su come nasce il tuo blog

Ciao sono Laura e mi piacciono i gattini!

Sono originaria di Firenze, ed innamorata follemente della mia regione Toscana. In realtà il mio blog è nato appena tre anni fa. Il mio approccio inizia con Instagram nel lontano 2011, quando questa applicazione mi incuriosì, la vedevo come un diario fotografico. Ideale per me, che non avevo la costanza di gestire un blog, e amavo follemente la fotografia.

Iniziai pubblicando immagini di tutti giorni: gatti, aperitivi, qualche viaggio, qualche scorcio della città. Poi il mio iPhone decise di suicidarsi nel lavandino dell’università, e non avendo i soldi per comprarne un secondo, passai ad Android e li la mia esperienza con Instagram si chiuse. Dopo quasi tre anni, venne rilasciata l’applicazione anche per il sistema operativo Android e fortunatamente  riuscì a recuperare le credenziali per il mio account Ruberry.

Di tempo ne era passato molto e Instagram era completamente diverso, fotografi e professionisti si affacciavano su questa piattaforma. Allo stesso tempo c’erano tante persone che raccontavano le loro passioni. Mi chiesi “perchè non farlo anche io”? E senza sapere a cosa mi avrebbe portato, inizi a pubblicare foto scattate con la reflex, immagini curate, a studiare gli orari di pubblicazione, gli hashtags. C’erano tanti articoli, soprattutto americani e inglesi,  che affrontavano questi argomenti, io leggevo e mettevo in pratica i consigli. Iniziarono ad arrivare i primi followers, poi diventai “suggested user” di Instagram e li il mio profilo crebbe esponenzialmente in termini di followers.

All’epoca ero ancora studente universitario, studiavo ingegneria, e non pensavo davvero che questo di oggi sarebbe stato il mio lavoro. Iniziarono ad arrivare le prime collaborazioni, richiesta di foto sul mio profilo in cambio di prodotti o di tour in Italia. Mi sembrava davvero un sogno, ero incredula, non nascondo che mi chiedevo “ma davvero mi offrono queste cose per delle foto?” Non sono un fotografo professionista, non ho fatto studi in merito, sono sempre stata autodidatta.

La fotografia è la mia forma di comunicazione preferita, che mi ha dato la soddisfazione di collaborare con grandi marchi: Canon  e Samsung nel 2016, Sony e OnePlus nel 2017, nel 2018 Panosonic e Sony con i quali lavoro ancora.

Ogni giorno il mondo di Instagram mi regala emozioni, grazie a cui sono stata menzionata in più articoli come una delle instagramer da seguire. Motivo per cui in molti mi conoscono come Ruberry, il mio nick name sui social che ormai è diventato un secondo nome.

Instagram è la piattaforma con la quale lavoro di più, il mio profilo abbraccia due tematiche principali: viaggi e lifestyle. Grazie a queste due tematiche vivo esperienze bellissime, che condivido con la mia fan-base e non c’è soddisfazione più grande delle persone che mi scrivono per dirmi che hanno vissuto avventure proprio come le mie. Non mi piace definirmi influencer, mi piace pensare di essere un “racconta storie” dell’epoca moderna, di spingere le persone a vivere i loro sogni, abbandonare le paure e vivere tante esperienze.

Alla fine del 2016 l’esigenza di ampliare i miei confini mentali mi spinge ad aprire un blog: Ruberry’s Jotter. Resami conto che parlare solo attraverso fotografie non mi bastava più ho deciso di immergermi in una nuova avventura, spogliandosi dei miei timori e aprendo la mia mente e il cuore attraverso le parole. In questo spazio raccolgo le mie esperienze di viaggio, condividendo posti che le sono rimasti nel cuore, luoghi da visitare, ristoranti da provare curiosità e tradizioni dei posti che visito.

Non solo, qui parlo anche di fotografia e di social con una sezione dedicata proprio a questi temi, rivolti a chi è nuovo di questo mondo, per chi è curioso di sapere come funziona e ha pure voglia di mettersi alla prova.

Cosa significa per te viaggiare?

Ho iniziato a viaggiare da grande. Con la famiglia abbiamo sempre fatti viaggi in Italia, piccole vacanze. Crescendo ho scoperto che è quel modo di vivere che mi permette di mettere a freno la mia curiosità, anzi direi proprio che sfama la mia curiosità. Come studente universitario viaggiavo di più, ma piccole cose, i ritmi dello studio, ed i costi dell’università non mi permettevano di viaggiare in lungo e in largo per il mondo.

Sarà banale dirlo, ma amo viaggiare, scoprire nuovi posti e vivere avventure. Vivo il viaggio come una terapia, una terapia per cambiare luogo, cambiare idea, cambiare sguardo, per trovare e ritrovare l’armonia. Viaggiare mi fa bene, mi permette di conoscere luoghi, persone, imparare lingue, vivere avventure nuove.

Per me il viaggio è una vera e propria cura, mi regala pace, calma la mia indole frenetica. A tre anni di distanza dall’apertura del blog posso dire di avere più timbri sul passaporto e viaggi di quello che speravo, ma sempre meno di quello che vorrei , abbiate pazienza, ormai posso dire di aver fatto i conti con me stessa e sono cosciente di essere una “eterna incontenibile”, seppur grata di ogni esperienza vissuta.

Sono convinta che viaggiare apra la mente. Sono da sempre convinta che sia una

conseguenza del viaggio, perché costretti a interagire con persone di religioni/ etnie/culture diverse alcune di più altre meno.

Di natura sono una persona estremamente curiosa. Incontrare e poter parlare con una persona normale, come me, un libero cittadino fa scattare nel mio cervello una necessità di sapere. Voglio sapere se quello che leggo sui giornali di tutto il mondo è vero, è vero quello che dicono al tg? Mi ricordo che una delle ultime sere in Giordania, ero lì per il ramadan, chiesi alla ragazza che ci faceva da guida perché seguiva il Raman anche se non indossava lo shiab e non pregava Maometto cinque volte al giorno. Mi rispose che era il suo modo di sentirsi vicino a Dio, non sentiva la necessità di farlo tutti i giorni, ma quel periodo dell’anno per lei manteneva tutta la sacralità. Un po’ come mia madre che va a

messa il giorno di Natale e a Pasqua porta le uova a benedire.

Chiedo sempre scusa per queste mie domande, dico sempre che possono rispondere solo se vogliono e specifico che la mia è solo voglia di sapere non di giudicare. Una signora una volta mi ha detto “lo leggo dai tuoi occhi”. È stata una delle chiacchierate più belle della mia vita. Parlare in una altra lingua, in una città lontana da casa con una persona che ha vissuto una vita totalmente diversa dalla mia e che mi insegna un punto di vista diverso. Lo ammetto viaggio per questo. Questa è la mia parte preferita in ogni viaggio.

Per me viaggiare non è mettere una bandierina sul mappamondo.

Anche se per poco tempo io quel posto lo voglio vivere.

Se tornati da un viaggio non ci sentiamo un poco cambiati e arricchiti, che senso ha viaggiare?

Una meta molto gettonata ultimamente è Cuba, cosa ne pensi di questo paese?

Sono stata a Cuba solo una settimana, ed è da quando sono tornata che ho una voglia matta di tornarci. Il primo impatto sono state la macchine scintillanti e l’aria tersa.

Quello che ti resta di questa terra, oltre alla sua bellezza, ed il sorriso dei cubani è la vita reale che essi conducono. Hanno un spirito incredibile anche mentre ti raccontano che guadagnano pochissimo, mentre ti raccontano degli effetti reali dell’embargo con gli Stati Uniti che li costringe ad avere pochi beni alimentali e carne solo statale e li tiene distanti dal resto del mondo. Non è semplice essere un turista e poter fare la bella vita, quando i cubani non possono raggiungere le spiagge più belle del loro paese.

A Cuba ci sono i ricchi e ci sono i poveri. Li vedi. Ci sono i senzatetto, ci sono i mendicanti, ci sono quelli che rovistano nella spazzatura. Questa differenza è accentuata dalla doppia valuta: i CUC, la moneta dei turisti, e la Moneta Nacional che ha un valore bassissimo.

Ma d’altra parte ti dicono che nella loro isola non ci sono armi, non c’è droga, hanno una sanità pubblica di primissimo livello, una casa e un lavoro per tutti quelli che vogliono lavorare. La scuola dell’obbligo accompagna ogni ragazzo fino al termine del liceo, ed in ognuna delle 15 province in cui è divisa l’isola, c’è l’università gratuita accessibile da chiunque. Pensate che il tasso di analfabetismo è praticamente inesistente.

Cuba non è un paese semplice. È un paese dalle mille contraddizioni, dove accanto a resort a 5 stelle ci sono persone che rollano i sigari a mano e guadagnano una miseria. Si trovano in un punto di stallo, in cui vorrebbero progredire senza però cambiare tutto ciò che li ha resi unici.

Fortunatamente la situazione politica attuale è più morbida, non ci sono più le restrizioni di dieci anni fa, sono un po’ più liberi, non più oppressi da uno stato dittatore.

La sensazione che si ha, è l’onnipresenza del passato, il presente è snobbato ed il futuro non esiste. Sembra che tutto sia rimasto fermo ai fasti del passato e alla rivoluzione, non c’è pubblicità per le strade, ci sono grandi manifesti e murales di propaganda. I protagonisti della rivoluzione cubana, sono visti come di santi. Le persone ancora oggi inneggiano a Che Guevara, ho sentito tante volte dire “Che, ci guidi il tuo esempio”. Dico che il presente non esiste, perché la cosa che più mi ha colpita, è stata non trovare un giornale nemmeno negli alberghi internazionali, ma nemmeno in aereoporto. E poi c’è il discorso di internet che praticamente non esiste, perché se noi turisti possiamo decidere di spendere una follia per una ora di connessione a 56k, per il cubano medio si tratta di una spesa improponibile.

Consiglio a tutti quelli che decidono di viaggiare in questo paese di informarsi, di leggere tantissimo sulle persone, sulle attuali situazioni politiche. Anche per tutelarsi, il turista occidentale all’Avana è oggetto costanti di tentativi di vendita di qualsiasi cosa, perché le condizioni di difficoltà in cui vivono spingono i cubani ad arrangiarsi e racimolare qualche soldo sotto banco.

Cosa ti affascina di più della cultura cubana?

Prima di tutto la sua popolazione. Cuba ha un mix particolarissimo che esiste solo qui, dovuto ai flussi migratori provenienti dall’America, dalla Cina e dall’Africa. Sono un popolo particolarmente bello, dove il concetto di razzismo sembra esistere meno che in altri posti, sono legati da un intenso sentimento di appartenenza alla loro grande famiglia cubana. Unito ad un senso di dignità che difficilmente si vede in altri paesi, possono avere pochi soldi, ma sono orgogliosi di quello che hanno, e son sempre disposti, con un sorriso sulle labbra, a dividerlo con te. Perdersi in mezzo alla gente, è questo il valore aggiunto di Cuba.

Cosa più affascina forse è la musica. La musica a Cuba è onnipresente. In ogni angolo c’è musica, con gente di ogni generazione che balla e i musicisti che sono sorprendenti. Qui la gente sa ballare ancora prima di imparare a camminare.

Il tempo sembra scorrere più lentamente a Cuba. La gente si gode ogni singolo momento, non c’è nessun impegno o urgenza che non possa attendere. Ricordo che anche io avevo perso l’abitudine di guardare spasmodicamente ogni momento che ora era.

Poi non posso negare che ho amato le loro costruzioni coloniali, i vecchi edifici con i loro colori sbiaditi dal caldo, le terrazze, i balconi. Io mi sono innamorata del quartiere vecchio di La Havana, i vecchi palazzi coloniali in decadenza con le macchina anni cinquanta che sfrecciano tra essi, mi hanno capito il cuore. É un libro di storia a cielo aperto, ma una storia che non conosciamo e ci affascina. Ammetto che prendersi un mojito e girarsi e leggere “Hasta la Revolucion, siempre!” Fa un certo effetto. Ed è bello fermarsi a parlare con la gente e sentirli incitare i protagonisti del passato, Fidel e Che Guevara in primis. Ah, e poi c’è il rum, tanto ottimo rum. Che è veramente un ottimo motivo per amare la cultura cubana.

Grazie Laura per aver condiviso con noi la tua storia!

Vi ricordiamo che, se volete contattare Laura o volete seguire le sue avventure, potete trovare lil suo blog  qui , non dimenticatevi di fare un giro anche sulla sua pagina IG @ruberry! 😀

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